CONAD riporta la rete AUCHAN SIMPLY sotto il controllo degli imprenditori italiani

Inanzi tutto c’è da esprimere soddisfazione per un operazione che riporta “in Italia” una rete di punti di vendita molto importante.

Non succede spesso che un azienda italiana passata di mano ad imprese straniere torni ad essere italiana (Barilla – Esselunga) e questo fa ben sperare per il futuro del nostro paese e fa onore a chi l’ha compiuta. Inoltre è auspicabile che questo “aumenti” la vendita di prodotti italiani a discapito di prodotti esteri (l’esempio riguarda i prodotti a marchio e gli assortimenti) e maggiori vendite possono solo migliorare la nostra economia.

Infine è auspicabile, che dopo un periodo di riassetto, questo consolidamento di CONAD favorisca un espansione italiana anche in Europa.

Analizzando le dichiarazioni ufficiali di Conad e di AUCHAN (segue il filmato di AUCHAN e il comunicato di Conad) si evince con buona certezza che 46 AUCHAN, 271 Simply e 49 altri punti vendita in fitto di azienda Francising passeranno a Conad. Questo in forza dell’acquisto delle aziende che ne hanno la proprietà ed il controllo.

Poi dovrebbero passare a CONAD circa altri 209 affiliati diretti, ma non è ancora chiaro come saranno gestiti e poi potrebbero passare a CONAD moltissimi altri punti vendita affiliati e/o somministrati con le varie insegne (SMA, SIMPLY, ecc.) che in virtù degli attuali contratti saranno riforniti (almeno da subito) da CONAD e si tratterà di vedere se attraverso le attuali piattaforme (e fino a quando), con le attuali infrastrutture, o come.

Cosa succederà ai MARCHI ed ai prodotti a marchio, non è dato a saperlo. Quale sarà il futuro della centrale nazionale a cui aderiscono

Quanti degli attuali franchising passeranno a Conad, (qualcuno sentito a caldo non avrebbe intenzione di … “diventare Conad”, mentre altri lo sono già diventati ad esempio il Gruppo Rita passato a Conad Adriatico recentemente) non si può prevedere, ma sarà un bel percorso da costruire e seguire.

Ancora più complessa, interessante ed aperta è la partita dei Master franchising ovvero 3A di Asti, Apulia Distribuzione dei fratelli Sgaramella in Puglia, Cedi Etruria in Toscana, Gruppo Di Palo in Campania ed S & G di Trucazzano  in Lombardia.

Un discorso a parte riguarda la Sicilia tenuta fuori da questo Maxi accordo ma che si “vocifera” vada ad un impresa locale (Arena?). In questo senso sono già in atto alcuni trasferimenti di personale per alleggerire gli organici.

Ecco il comunicato AUCHAN RETAIL ITALIA Edgar Bonte

Edgar Bonte, il  capo attuale di Auchan,  (nel filmato) sembra dare tutte le colpe alla crisi del 2011. Ma forse è troppo facile ed i problemi sono certamente più complessi, ed è auspicabile che CONAD sappia bene come affrontarli, avendo una presenza ed una capillarità nel territorio in grado di meglio interpretare ed assecondare i Clienti e le esigenze delle persone ed un organizzazione di imprenditori che spesso hanno saputo fare la differenza nelle singole realtà.

Conad si troverà quindi ad affrontare contemporaneamente sia la ristrutturazione annunciata del  consorzio a quattro cooperative: Conad Nordovest, Conad Nordest, Conad Sudovest e Conad Sudest ed ad armonizzare il modello cooperativo di Conad con il modello aperto sul franchising e chiuso nella gestione centralizzata dei diretti Auchan e Simply, modello che dovrà essere rivisto ed adeguato con i fattori vincenti dell’esperienza Conad.

Chi sono in apprensione sono i sindacati dei lavoratori che temono perdite di posti di lavoro, per questo le prime informazioni ed indiscrezioni si avranno a seguito dell’incontro convocato presso il ministero dello Sviluppo Economico per il prossimo 28 maggio, e nel quale il sindacato chiederà di chiarire tempi, modalità e condizioni sia della cessione nel suo complesso che del trasferimento delle lavoratrici e dei lavoratori.

L’auspicio è che un organizzazione che mette al centro le persone possa gestire al meglio questo passaggio.

Concludo condividendo quanto detto da Francesco Pugliese Amministratore Delegato Conad “Oggi per Conad è un grande giorno. Vogliamo portare davvero valore alle aziende italiane e ai nostri clienti. Siamo soddisfatti e pronti a iniziare un percorso di crescita che conferma la qualità del nostro sistema e del nostro lavoro”

Auchan CONAD 2019-05-14 10.15.03

Per chi vuole approfondire un po’ gli aspetti specifici consiglio dal Blog di Giuseppe Caprotti: Auchan cronaca di un disastro annunciato in Italia vende a Conad

 

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Rent The Runway ovvero come noleggiare i vestiti online

Rent the Runway è un’azienda che attraverso un sito offre la possibilità di noleggiare vestiti per ogni occasione, in base al proprio abbonamento e di restituirli successivamente. Un servizio nato soprattutto per un pubblico femminile, che è diventato virale in alcune grandi città ed ha trovato anche imitazioni in giro per il mondo.

In questi giorni Rent the Runway ha ricevuto un nuovo round di finanziamenti di $ 125 milioni, segno che i fondi d’investimento credono nel futuro di questo business.

Rent the Runway ha ormai dieci anni e recentemente sta cercando di espandere la propria attività inserendo nel noleggio anche gli accessori. Ha inoltre annunciato una partnership con West Elm che consentirà agli abbonati di noleggiare “pacchetti” di cuscini, plaid e trapunte per i loro salotti e camere da letto.

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Il servizio di Rent the Runway è pensato soprattutto per un target femminile e funziona in base a diversi abbonamenti: con 89 dollari al mese si possono noleggiare quattro abiti per 30 giorni (c’è oggi un Trial a 69 dollari), mentre pagandone 159 dollari non si hanno limiti di tempo e di cambi (anche per questo piano c’è una promo per due mesi attualmente attiva sul sito). È stata inserita anche la possibilità di affittare un singolo capo per 4 o 8 giorni a partire da 30 dollari. Il buon successo del business ha portato anche all’apertura di store fisici in cui è possibile provare i vestiti prima di noleggiarli.

STORES : Chicago ; NYC Flagship ; San Francisco ; Topanga ; Washington DC ;

Gli abiti restituiti vengono controllati, rammendati, puliti e disinfettati questo li rende riutilizzabili a lungo.

Nel Regno Unito l’idea è stata copiata da Girl Meets Dress, sito lanciato nel 2009 da una ex Pr nel mondo della moda. Il servizio è simile a Rent The Runway: in pratica si scelgono online i vestiti per un massimo di tre capi, si prenotato gli abiti per un periodo che va da due a sette giorni. Una volta ricevuti e provati, se vanno bene, vengono utilizzati e poi restituiti: la società fa pagare soltanto il servizio per l’abbigliamento effettivamente indossato, mentre il vestito che non viene usato può essere rispedito indietro senza alcun costo.

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Anche in Italia esiste un servizio simile, creato nel 2014 da Drexcode, una boutique online di abiti griffati. In questo caso viene anche data la possibilità di prenotare una prova in anticipo del capo con un incentivo nel prezzo.

RENT DREXCODE

Milano invece nello store DressYouCan di corso di Porta Ticinese si possono provare i vestiti e affittarli per un’occasione speciale per tre giorni.

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Jennifer Hyman and Jennifer Fleiss Co-founders, Rent the Runway

“Con un armadio illimitato, le donne possono esprimersi più liberamente e vestirsi per le incredibili vite che conducono, sia che si tratti di un look speciale per un grande evento o di abiti rotanti per tutti i giorni. Crediamo che il noleggio sia il futuro del vestirsi e stiamo solo iniziando …”  Jennifer Hyman and Jennifer Fleiss  Co-founders, Rent the Runway

… L’idea di “mettere a disposizione un armadio illimitato”, far provare gli abiti in uno store, permettere di renderli dopo l’uso (un singolo uso o un periodo …), gestire un guardaroba in affitto e scegliere abiti particolari per una serata creeranno nuovi stili di vita e di consumo … Andrea Roagna  

Amazon Go, progetti per il futuro

Amazon Go San Francisco 2

Di Amazon Go nel mio Blog si è scritto molto, non ultimo l’annuncio della settima apertura a Chicago …

Da quando c’è stata la prima apertura, poi chiusa e rimandata di un anno per poter apportare accorgimenti fino alla riapertura (con limitazioni di numero di persone che entrano contemporaneamente ed eliminazione del reparto Birre, vini ed alcolici, dal secondo punto vendita) abbiamo chiaro, che uno dei più grandi limiti della piattaforma, composta da videocamere, sensori e complessi algoritmi di machine vision, è stato fino ad ora legato all’impossibilità di effettuare correttamente il tracking degli acquirenti quando più di 20 persone si muovono all’interno dello stesso spazio.

Un limite che sembra destinato a decadere, grazie all’evoluzione del software che si occupa di elaborare le informazioni, tanto che secondo un articolo comparso sulle pagine del Wall Street Journal in questi giorni, il gruppo di Jeff Bezos avrebbe intenzione di applicare la tecnologia a negozi sempre più grandi.

Probabile una sua integrazione nei punti vendita Whole Foods (nonostante l’ipotesi sia stata scartata in passato da fonti ufficiali), catena retail acquisita lo scorso anno con un investimento quantificato in 13,7 miliardi di dollari.

Riepilogando gli store fisici Amazon Go operativi sono sette: tre si trovano a Seattle, altrettanti a Chicago e uno a San Francisco.

Come scritto in altri post, l’elenco è destinato ad allungarsi già a partire dai prossimi mesi.

Per chi non ha ancora chiaro il funzionamento, lo stesso è ben riassunto dal filmato in streaming qui sopra: all’ingresso si effettua la scansione di un codice avvicinando il display del proprio smartphone a un lettore, poi si prelevano dagli scaffali i prodotti desiderati e infine si esce dal negozio, senza bisogno di fare la coda in cassa.

La spesa viene automaticamente addebitata sul proprio account.

L’apparato hardware necessario per gestire ogni punto vendita richiede un investimento quantificato in circa un milione di dollari, stando a quanto riferiscono fonti ritenute vicine all’iniziativa.

Un prezzo che difficilmente spaventa Jeff Bezos, ad oggi l’uomo più ricco del mondo, che in un intervento del settembre scorso ha sottolineato come il progetto ha senso solo se va a offrire un reale valore aggiunto rispetto ai negozi tradizionali. Insomma, non deve in alcun caso costituire un esercizio di stile fine a se stesso.

Siamo molto interessati agli store fisici, ma solo se hanno qualcosa di nuovo da offrire. Imitando gli altri non funzionerebbe.

La spesa “tranquilla”

Questo post comincia con una storia vera …

Katherine e la sua adorabile mamma

Mi chiamo Katherine e alla mia adorabile mamma Jo è stata diagnosticata una demenza nel 2005.

In effetti penso che l’avesse da molto prima che la facessimo diagnosticare.

Il suo comportamento era diventato un po ‘strano a volte… 

Mia madre amava andare a fare lo shopping, poi quando ha iniziato ad ammalarsi di demenza mi piaceva comunque portarla fuori a ricreare vecchie esperienze, comprare un cappotto invernale, bere tè e panini in un caffè o andare al supermercato. 

Così facendo stavo cercando di trattenere qualcosa di lei, qualcosa della nostra relazione. Volevo fare le cose normali con lei e fare esperienze ordinarie. La demenza aveva iniziato a portarla via da noi. Andare a fare shopping però diventava sempre più stressante sia per lei che per me, ma non volevo rinunciarvi. Volevo che mia madre fosse parte del mondo e non si isolasse.

L’esperienza dello shopping è cambiata man mano che la mamma si separava dal mondo “reale” ed io ero rimasta a cercare di mediare tra mia madre e lo staff dei negozi, che non sempre capivano.

Un giorno arrivammo alla cassa e la mamma andò a usare la sua carta di debito nel lettore di carte e non riusciva a ricordare il numero. Ho guardato l’assistente, per rassicurarlo mentre parlavo con mamma per convincerla a farmi usare la mia carta. La mamma invece insisteva affinché l’assistente potesse vedere il numero e intervenisse. Il cassiere, invece si mostrava disinteressato e preoccupato solo del suo lavoro ed io mi sentivo molto sola. Mi chiedevo se ci fosse un modo per aiutarci nella nostra esperienza di shopping. 

Dopo la morte di mia madre, mi sono sentita ispirata dall’idea di Slow Shopping®, ovvero creare un ambiente accogliente e sicuro per chiunque necessitasse di dedicare più tempo allo shopping. Da qui l’idea di Slow Shopping®. 
 Slow Shopping® è inclusivo e si rivolge a coloro che soffrono di ansia o malattia mentale, coloro che lottano con la comunicazione o l’alfabetizzazione, gli anziani, quelli con demenza e tutti coloro che soffrono di disabilità visibili, invisibili o intellettuali. Slow Shopping® promuove momenti dedicati all’interno della settimana in cui lo staff del negozio è consapevole delle particolari esigenze dei propri acquirenti e consente loro più tempo e più spazio.  

Katherine Vero, fondatrice di Slow Shopping®
Logo Slow Shopping

Katherine Vero  ha lanciato un messaggio che è stato raccolto inanzi tutto in Gran Bretagna da diverse catene che hanno implementato lo Slow Shopping® in determinati giorni ed orari: 

  • Sainsbury’s Centro Commerciale Gosforth Shopping Centre di Newcastle il martedì dalle 13:00 alle 15:00; 
  • Marks & Spencer Milton Keynes Kingston Parke dove lo Slow Shopping si può fare il martedì dalle 8:30 alle 23:00; 
  • Tesco Extra Kingston Park il martedì dalle 13:00 alle 15:00; 
  • Asda Clacton-on-Sea Superstore il martedì dalle 13:00 alle 15:00; 
  • Waitrose & Partners The Podium il martedì dalle 10:00 alle 12:00;
  • Centro Commerciale Southgate  il mercoledì dalle 10:00 alle 12:00;

Cosa prevede lo Slow Shopping®

  • Tempi dedicati durante la settimana a questo tipo di “spesa” nei quali lo staff del punto vendita è consapevole delle esigenze dei Clienti e consente loro tempo e spazio per fare acquisti.
  • Sedie disponibili all’interno del negozio in modo da potersi sedere e prendersi una pausa.   
  • Punti di contatto e di aiuto nel negozio nei quali il personale è a conoscenza delle particolari esigenze dei Clienti e gli dedica particolare attenzione.
  • Attenzioni particolari ai Clienti nei punti di contatto (ad esempio Sainsbury’s nei due Help desk offre frutta, biscotti allo zenzero e spugne Victoria gratuitamente.

Complessivamente delle ore o una giornata in cui si dovrebbe “rispettare” i tempi dei Clienti e non quelli della produttività  

Da settembre anche in Olanda 

Recentemente anche nei Paesi Bassi Albert Heijn con il contributo di NVA, l’Associazione olandese per l’autismo ha inaugurato il primo supermercato con una fascia oraria “tranquilla”  (Albert Heijn di Sint-Michielsgestel) .

Le luci, la musica di sottofondo e i rumori vengono ridotti il più possibile per permettere a chi soffre d’autismo di fare la spesa serenamente.

Il giorno individuato da Albert Heijn è il martedì mattina, in cui solitamente c’è meno confusione ed è più semplice da gestire questa fascia oraria di tranquillità. Anche qui, l’obiettivo è che il personale possa rivolgersi al consumatore con maggior attenzione. Ovviamente, il supermercato è accessibile a qualunque acquirente anche durante queste ore.

NVA, l’Associazione olandese per l’autismo rappresenta 190 mila persone con questo disturbo.

Sintetizzando lo Slow Shopping® si rivolge a chiunque abbia bisogno di più tempo e propone uno spazio in cui è prudente prendersi del tempo per riflettere. Questo potrebbe includere coloro che soffrono di ansia, quelli con difficoltà di comunicazione o di alfabetizzazione, gli anziani, coloro che soffrono di demenza e quelli che hanno disabilità più visibili. Questo è un progetto inclusivo e non intende escludere nessuno.

Lo shopping è una parte essenziale della nostra vita e comporta interazione sociale, salute, consapevolezza finanziaria ed avere luoghi e tempi “includenti” che favoriscono l’accesso a TUTTI è sicuramente utile.

Best Retailer 2018 a Forum Retail

Ieri sera si sono svolte le premiazioni dei “Retail Awards 2018” organizzate da Forum Retail.

… “Per essere un Retailer d’eccezione è fondamentale differenziarsi sui canali digitali, offrire un’esperienza unica nel Punto di Vendita e avere una vision nel lungo periodo che lo posizioni come disruptor rispetto ai competitor, prendendo anche qualche rischio …” 

Con le suddette indicazioni una giuria qualificata ha scelto il Best Retail 2018 …

Best Retailer 2018 è stato scelto: Prada GROUP

“Non solo dimostra che la cosiddetta “apocalisse del Retailer” è più una percezione che una realtà, ma ci permette di individuare una best practice per capire come vincere su scala globale. È grazie alla digitalizzazione dei negozi fisici che il Retailer può guidare una vera business Transformation, creando innanzitutto un canale di comunicazione diretto con il consumatore (omnichannel)

Collegando infatti mondo offline e on-line, il Retailer può aprirsi a nuovi scenari di opportunità esponenziale”

Le motivazioni della scelta sono uno stimolo per tutti … buon lavoro !!

Black Friday primi dati …

Il Black Friday non è ancora terminato ma già si possono fare le prime valutazioni.

La prima riguarda quanto dichiarato da Confesercenti (sondaggio fatto da Adnkronos).  Il BlackFriday quest’anno è andato meglio del previsto per i commercianti. Si attendeva un rallentamento delle vendite ma un negozio su due (48%) ha registrato vendite maggiori rispetto allo scorso anno, mentre solo il 27% segnala un peggioramento. (la valutazione riguarda i loro associati)

Gli articoli più richiesti nei negozi sono stati: Accessori, abbigliamento, piccoli apparecchi e oggetti per la casa.

Si parla di successo per il Black Friday anche complessivamente (secondo le stime del Politecnico di Milano) quest’anno ha movimentato un giro d’affari di 1 miliardo di euro (il 35% in più rispetto al 2017).

Dai primi dati emerge una crescita del 30% dei pagamenti con carte emesse in Italia e gestite da Sia. Nello specifico 13,4 milioni transazioni con carte nella giornata di venerdì  contro i 10,4 milioni del venerdì precedente e 35,6 milioni nell’intero weekend.

Bene i giganti dell’e-commerce, su Amazon.it nelle prime sette ore del Black Friday sono stati venduti più di 50mila giocattoli e 50mila prodotti per la casa.

Molti hanno approfittato del Black Friday per fare acquisti “natalizi”.

Secondo un sondaggio Deloitte condotto per Coldiretti quattro italiani su 10 acquistano in rete regali di Natale con un aumento del 4% rispetto allo scorso anno.

Risultati eccezionali per Zalando: 220.000 nuovi Clienti, oltre due milioni di ordini e oltre 4.200 ordini al minuto. 

dati Zalando x Black Friday

Spreco Alimentare

In Italia, secondo i dati del Politecnico di Milano, ogni anno vengono prodotte circa 5,6 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari; di queste, solo l’8,6% è recuperato attraverso donazioni alle persone bisognose, mentre il resto diventa spreco.

Di queste i consumatori sono responsabili del 43%, la distribuzione del 13%, la ristorazione del 4%, la trasformazione del 3% e il settore primario del 37%.

Molte le cose da fare ad esempio:

• promuovere forme di sostegno a persone indigenti, attraverso il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari (prodotti non più commercializzabili ma ancora commestibili) ad enti assistenziali e caritativi;

• promuovere la riduzione in proporzione dei quantitativi di rifiuti prodotti e, di conseguenza, i relativi costi economici, sociali ed ambientali di smaltimento degli stessi;

• proporre meccanismi premiali (tra cui la riduzione della tariffa comunale sui rifiuti) a favore degli operatori economici che donano le proprie eccedenze, anziché destinarle a rifiuto;

• diffondere la cultura dell’importanza di ridurre lo spreco alimentare;

• comunicare e divulgare i risultati e le best practices che ne deriveranno.

La normativa italiana prevede una semplificazione burocratica per la donazione, fermo quanto già previsto nella legge di stabilità 2016 che ha innalzato da 5.000 a 15.000 Euro il limite di costo per l’esonero della comunicazione preventiva delle cessioni gratuite.

La legge del 2016 in sintesi:

Definizione di “spreco alimentare” e “eccedenza alimentare”:

“spreco alimentare” è l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare ancora consumabili, pertanto destinabili al consumo e che sarebbero destinati a essere smaltiti come rifiuti;

“eccedenze alimentari” sono i prodotti alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza, rimangono invenduti per varie cause (motivi commerciali/estetici, prodotti aventi scadenza ravvicinata, etc).

Cosa si prevede:

Al fine di ridurre lo spreco alimentare, la legge distingue il termine minimo di conservazione – inteso come la data fino alla quale un prodotto conserva le sue proprietà specifiche – dalla data di scadenza – oltre la quale gli alimenti sono considerati a rischio.

Fatta questa distinzione la cessione gratuita di eccedenze alimentari viene consentita anche oltre il temine minimo di conservazione, purché siano garantite l’integrità dell’imballaggio ed idonee condizioni di conservazione.

Deve essere infatti assicurato – sia da coloro che donano il prodotto, sia dalle organizzazioni che lo distribuiscono, per quanto di rispettiva competenza – un corretto stato di conservazione, trasporto, deposito ed utilizzo.

È consentita la raccolta dei prodotti agricoli che rimangono in campo e la loro cessione a titolo gratuito; e per ridurre gli sprechi alimentari nel settore della ristorazione, è permesso ai clienti l’asporto dei propri avanzi con la ‘family bag’.

Le cessioni gratuite di eccedenze alimentari da parte degli operatori del settore alimentare devono essere destinate in via prioritaria al consumo degli indigenti, mentre le eccedenze non più idonee al consumo possono essere cedute per il sostegno vitale di animali e per altre destinazioni, come il compostaggio.

La cessione riguarda anche la panificazione, i cui prodotti finiti possono essere donati a soggetti che poi li distribuiscono agli indigenti entro le ventiquattro ore successive alla produzione.

La legge prevede anche che il Ministero della Salute potrà emanare linee guida per gli enti gestori di mense scolastiche, aziendali, ospedaliere, sociali e di comunità, al fine di prevenire e, comunque, ridurre lo spreco connesso alla somministrazione degli alimenti.

Sono infine previsti benefici fiscali per chi cede a titolo gratuito prodotti alimentari ad indigenti. Infatti per incentivare chi dona agli indigenti i Comuni  possono  applicare una riduzione della TARI proporzionata alla quantità, debitamente certificata, dei beni e dei prodotti ritirati dalla vendita ed oggetto della donazione

Altri ordinamenti hanno invece previsto obblighi e sanzioni contro i soggetti che non cedono gratuitamente le eccedenze alimentari agli indigenti; ad esempio la Francia prevede – oltre a specifici obblighi di cedere gratuitamente le eccedenze alimentari – gravi sanzioni, quali la reclusione fino ad anni due e multe fino a 75.000 € a seconda della superficie di vendita.

Per una lettura del testo di legge: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2

Migliorare si può, dobbiamo partire da ognuno di noi e dai nostri comportamenti e la distribuzione può fare molto per sensibilizzare e ridurre lo spreco alimentare e sono certo che i consumatori sapranno avere una maggiore attenzione verso le organizzazioni che mostreranno maggiore impegno sociale … e non auspico dover arrivare a comportamenti legislativi “forti” come in Francia.

Vendite al dettaglio Luglio 2018

Visto il gran parlare di commercio e chiusure domenicali, vorrei partire da un dato di fatto, le vendite a luglio 2018.

Si stima che le vendite al dettagli

o diminuiscano, rispetto al mese precedente, dello 0,1% in valore e dello 0,2% in volume.

La lieve flessione complessiva è dovuta al calo delle vendite dei beni non alimentari (rispettivamente -0,3% in valore e -0,4% in volume), mentre sono in leggera crescita quelle di beni alimentari (+0,2% in valore e +0,1% in volume).

Nel trimestre maggio-luglio 2018, rispetto al trimestre precedente, le vendite al dettaglio sono aumentate in valore (+0,5%) mentre restano stazionarie in volume. Le vendite di beni alimentari sono in crescita in valore (+0,6%) e in leggera flessione in volume (-0,1%); quelle di beni non alimentari sono in aumento sia in valore sia in volume (+0,2%).

Su base annua, le vendite al dettaglio diminuiscono dello 0,6% in valore e dell’1,8% in volume. Le vendite di beni non alimentari registrano un calo dell’1,0% in valore e dell’1,5% in volume, mentre quelle dei beni alimentari sono in aumento in valore dello 0,2% e diminuiscono in volume del 2,1%. La contenuta crescita tendenziale del valore delle vendite del settore alimentare è pertanto dovuta esclusivamente all’aumento dei prezzi.

Sempre a livello tendenziale, il valore delle vendite al dettaglio registra un lieve calo per la grande distribuzione (-0,1%) e una diminuzione più consistente per le imprese operanti su piccole superfici (‑1,5%). In sostenuta crescita, invece, il commercio elettronico (+13,6%).

Quanto sopra fonte ISTAT 

Riflessione, i volumi del commercio digitale in Italia non sono ancora significativi, ma con crescite del 13,6% alla volta saranno presto un problema diffuso

Dal 20 Luglio preleva contanti dal tabaccaio

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Il mercato del denaro e dei servizi collegati è fortemente rivoluzionato dalle tecnologie e gli scenari sono in continua evoluzione.

Dal 20 luglio, ad esempio, sarà possibile prelevare contanti direttamente dal tabaccaio vicino casa.

Tutti i clienti di Intesa San Paolo in possesso di carte di debito del circuito Maestro, MasterCard, Visa o Visa Electron, potranno prelevare denaro contante, fino a 150 euro giornalieri, presso le tabaccherie convenzionate Banca5, la cosiddetta “banca dei tabaccai” acquistata integralmente dal Gruppo Intesa San Paolo alla fine del 2016.

Questo permetterà di prelevare denaro contante in oltre 15mila punti convenzionati, secondo gli orari dei tabaccai.

Considerando i tagli degli sportelli bancari che stanno avvenendo questa soluzione offrirà una maggiore disponibilità di contanti per molti cittadini.

COME FUNZIONA – Per effettuare il prelievo, oltre all’abituale utilizzo della carta di debito e del pin, all’intestatario della carta sarà richiesto di esibire la tessera sanitaria nazionale per consentire la lettura elettronica del codice fiscale.

Le operazioni di prelievo saranno gratuite fino al 31 dicembre 2019.

A partire dal 2020, secondo quanto previsto da Banca5 potrà essere applicata una commissione fino ad un massimo di 2 euro.

La strategia dei tabaccai è quella di fornire una rete territoriale che permetta di offrire servizi semplici ma importanti per le necessità quotidiane anche in comuni spesso piccoli e meno serviti creando opportunità e traffico in questi esercizi.

Per il sistema Banca significa sopperire con queste reti fisiche alla chiusura di molte filiali, garantendo comunque un luogo dove effettuare prelievi di contanti in un numero importante di esercizi aperti in orari prolungati e, soprattutto, capillarmente presenti su tutto il territorio nazionale.

Non è da escludere che presto vedremo altri servizi passare per questa rete.

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Facile per i clienti interessati, collegarsi al sito Banca5 – trovami e trovare il negozio più vicino che offre il servizio.

 

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USA in meno di 50 anni nessuno dei top Retailers è ancora nei top dieci.

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Quando si dice che un immagine vale più di mille parole …

Da questa immagine appare chiara l’evoluzione dei primi 10 Retailers in USA dal 1970 allo scorso anno.

L’elenco a sinistra include nomi come Sears , JC Penney e Kmart, ma sostanzialmente nessuno di quelli presenti lo è ancora oggi.

Nel 2017 la TOP 10 dei Retailer include Walmart nella posizione n. 1, seguita dagli agguerriti concorrenti Kroger , Costco e, naturalmente, Amazon .

Nessuna delle compagnie a sinistra è rimasta in quello di destra quasi mezzo secolo dopo.

#soncose di cui riflettere