Pagamenti senza contanti crescono ovunque, ma in Italia …

I pagamenti in contanti stanno diminuendo in tutto il mondo, con la Svezia che apre la strada verso una società quasi senza contanti.

Nel 2016, in Svezia ci sono state una media di 461,5 transazioni digitali a persona con un aumento del 13% in un solo anno.

Negli Stati Uniti, il numero di pagamenti non in contanti è aumentato del 5,2% nello stesso periodo, per raggiungere 459,6. In Italia in quel periodo eravamo a 43,1.

Il fattore chiave della crescita svedese dei pagamenti digitali risiede in una serie di iniziative per facilitare e sostenere una società senza contante. Da qui il grande successo delle app di pagamento online, come Swish, (creata nel 2012 da sette delle più grandi banche del paese) ed utilizzata da 6,33 milioni di persone in Svezia.

Da notare che l’85% dei cittadini svedesi ha accesso al servizio bancario online.

Curioso infine è che la Corea del Sud sia la terza nazione nella classifica del maggior utilizzo di pagamenti digitali dopo Svezia e Stati Uniti, seguita da Finlandia e Australia.

In Italia ? In Italia c’è ancora molto da fare … !!

L’Italia è aggrappata al contante, la liquidità scorre a fiumi senza lasciare tracce e ci pone davanti a problemi noti, come la tranciabilità del denaro, la gestione del contante (trasporto, conservazione e messa in sicurezza) e presenza di un’economia sommersa che sfugge al fisco.

L’Italia è il terzultimo Paese in Europa per utilizzo di pagamenti cashless.

Ma c’è di più: il contante in circolazione continua ad aumentare ed è tra i valori più alti dell’Eurozona in rapporto col Prodotto interno lordo.

Nel 2017, in Italia, solo il 14% dei pagamenti è stato effettuato in modalità cashless (quindi con carte di pagamento o attraverso strumenti di pagamento digitale).

L’86%, è stato effettuato con denaro in contante.

Nel solo periodo che va dal 2016 al 2017 il contante è aumentato del 3,8%, passando da 190,4 a 197,7 miliardi di euro.

Un aumento che si riflette sul rapporto fra denaro contante e Pil, che nel 2017 arriva a toccare il record storico dell’11,6% (la media Ue è del 10,1%). Una percentuale importante, che paragonata a quella della Svezia (dove il rapporto è all’1,5%) chiarisce in modo inequivocabile la situazione italiana ed il divario tra le due economie.

Peggio di tutti l’Ungheria, dove il rapporto contante/Pil è al 19,2%.

Aumentano i prelievi agli sportelli

Coerente con l’aumento del contante è quello relativo ai prelievi presso gli Atm.

L’Italia è il Paese dove la cifra di denaro prelevato agli sportelli fa registrare la crescita più alta nei 5 paesi europei definiti “big five” (Germania, Regno Unito, Italia, Francia e Spagna).

Nel nostro Paese infatti, dal 2008 al 2016, i prelievi sono aumentati dell’8,9%, passando da 97,9 a 193,6 miliardi di euro.

E le carte di pagamento ?

Siamo nelle retrovie (quartultimi prima di Grecia, Romania e Bulgaria) per utilizzo di carte di pagamento: nel 2016, come detto all’inizio di questo blog, sono state 43,1 le transazioni pro-capite effettuate con carta in Italia.

Quanto sono lontane Svezia e Danimarca !!! 

I pagamenti mobile ?
Unico dato interessante sono i 46 miliardi di euro spesi con le forme più innovative, dall’ecommerce al contactless fino al mobile pos: transazioni che oggi valgono il 21% dei pagamenti digitali contro il 15% del 2016.

Tra tutti cresce il pagamento nei negozi con il cellulare – quello che tecnicamente viene definito mobile proximity payment o mobile instore – arrivato a 70 milioni di euro di transato (10 milioni l’anno prima).

A trainare la crescita del servizio è stato l’arrivo di Apple Pay e Satispay

Mobile 3
(a destra Il pagamento di un biglietto Trenord con Satispay)

Satispay da sola rappresenta il 50% di questo settore, con transazioni per 35 milioni di euro.

Satispay, vanta un ottimo trend di diffusione e buone performance “Lo scontrino medio pagato con Satispay è di circa 18 euro, molto inferiore rispetto allo scontrino medio delle soluzioni basate sulle carte di credito, il che significa che le 2 milioni di transazioni in negozio che abbiamo gestito lo scorso anno rappresentano la gran parte dell’intero mercato italiano” ha commentato Alberto Dalmasso, co-founder e Ceo di Satispay.

Satispay inoltre amplia costantemente il portafoglio dei servizi e dei prodotti pagabili, vedi ad esempio i bollettini PA o lo scambio di soldi tra privati.

Satispay è l’unica società italiana a entrare nella lista“Fintech 250” 2018 stilata da CB Insights ,che raccoglie a livello mondiale le più prestigiose aziende impegnate nello sviluppo di una tecnologia finanziaria innovativa.

 

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TRASMISSIONE TELEMATICA DEI CORRISPETTIVI PER TUTTI e FATTURAZIONE ELETTRONICA

Nel comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 23 emesso lunedì 15 Ottobre 2018 si trovano alcune indicazioni che riguardano il retailers.

La prima e forse più importante riguarda la TRASMISSIONE TELEMATICA DEI CORRISPETTIVI.

Oltre all’obbligo di fatturazione elettronica, si introduce l’obbligo generalizzato di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi.

Questo consentirà di eliminare alcuni adempimenti contabili come l’obbligo di tenuta dei registri e conservazione delle fatture e degli scontrini e un controllo maggiore e meno invasivo dell’Agenzia delle entrate.

L’obbligo parte per chi ha un volume d’affari superiore a 400 mila euro dal primo luglio 2019.

Per gli altri dal primo gennaio 2020.

Per la FATTURAZIONE ELETTRONICA – Si mantiene l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica dal primo gennaio 2019, riducendo per i primi sei mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici

Inoltre come SEMPLIFICAZIONE PER EMISSIONE FATTURE – Si dà la possibilità di emettere fatture entro 10 giorni dalla operazione alla quale si riferiscono. Inoltre, si prevede che le fatture debbano essere annotate nel registro entro il giorno 15 del mese successivo alla loro emissione. Sempre nell’ottica della semplificazione viene abrogato l’obbligo di registrazione progressiva degli acquisti

Infine novità per l’IVA – Si prevede che il pagamento dell’Iva slitti al momento in cui la fattura viene incassata.

Questo quanto scritto nel comunicato del Consiglio dei Ministri, attenderemo le specifiche nei documenti legislativi che verranno ..

E’ auspicabile si arrivi alla semplificazione anche in merito all’adozione del Server RT …

GDA entra nel Gruppo VéGè

Il Gruppo VéGé consolida la sua posizione nell’Italia Centro-Meridionale con l’adesione al proprio gruppo di GDA Orizzonti Holding della famiglia Di Carlo, importante, dinamico e storico gruppo commerciale del Centro Sud.

Fondata negli anni ’50 per iniziativa di Domenico Di Carlo, GDA S.p.A fa capo alla Orizzonti Holding S.p.A.
GDA e Orizzonti Holding rappresentano una straordinaria realtà multi canale che si estende dalla Basilicata, a buona parte della Campania e con presenza significativa in Abruzzo, Molise e Calabria ed avente punti vendita Iperstore, maxistore (IperFutura e Maxi Futura), supermercati EDLP – prezzo basso tutti i giorni (Conviene) negozi di prossimità (Pick Up) discount (Qui Discount) e cash & carry (Talento)
Il gruppo è particolarmente attento all’innovazione ed all’efficenza e questa collaborazione porterà sicuramente benefici ad entrambi.
Un grande augurio a Costantino Di Carlo a.d. del Gruppo GDA e gli ennesi complimenti a Giorgio Santambrogio.

Spreco Alimentare

In Italia, secondo i dati del Politecnico di Milano, ogni anno vengono prodotte circa 5,6 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari; di queste, solo l’8,6% è recuperato attraverso donazioni alle persone bisognose, mentre il resto diventa spreco.

Di queste i consumatori sono responsabili del 43%, la distribuzione del 13%, la ristorazione del 4%, la trasformazione del 3% e il settore primario del 37%.

Molte le cose da fare ad esempio:

• promuovere forme di sostegno a persone indigenti, attraverso il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari (prodotti non più commercializzabili ma ancora commestibili) ad enti assistenziali e caritativi;

• promuovere la riduzione in proporzione dei quantitativi di rifiuti prodotti e, di conseguenza, i relativi costi economici, sociali ed ambientali di smaltimento degli stessi;

• proporre meccanismi premiali (tra cui la riduzione della tariffa comunale sui rifiuti) a favore degli operatori economici che donano le proprie eccedenze, anziché destinarle a rifiuto;

• diffondere la cultura dell’importanza di ridurre lo spreco alimentare;

• comunicare e divulgare i risultati e le best practices che ne deriveranno.

La normativa italiana prevede una semplificazione burocratica per la donazione, fermo quanto già previsto nella legge di stabilità 2016 che ha innalzato da 5.000 a 15.000 Euro il limite di costo per l’esonero della comunicazione preventiva delle cessioni gratuite.

La legge del 2016 in sintesi:

Definizione di “spreco alimentare” e “eccedenza alimentare”:

“spreco alimentare” è l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare ancora consumabili, pertanto destinabili al consumo e che sarebbero destinati a essere smaltiti come rifiuti;

“eccedenze alimentari” sono i prodotti alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza, rimangono invenduti per varie cause (motivi commerciali/estetici, prodotti aventi scadenza ravvicinata, etc).

Cosa si prevede:

Al fine di ridurre lo spreco alimentare, la legge distingue il termine minimo di conservazione – inteso come la data fino alla quale un prodotto conserva le sue proprietà specifiche – dalla data di scadenza – oltre la quale gli alimenti sono considerati a rischio.

Fatta questa distinzione la cessione gratuita di eccedenze alimentari viene consentita anche oltre il temine minimo di conservazione, purché siano garantite l’integrità dell’imballaggio ed idonee condizioni di conservazione.

Deve essere infatti assicurato – sia da coloro che donano il prodotto, sia dalle organizzazioni che lo distribuiscono, per quanto di rispettiva competenza – un corretto stato di conservazione, trasporto, deposito ed utilizzo.

È consentita la raccolta dei prodotti agricoli che rimangono in campo e la loro cessione a titolo gratuito; e per ridurre gli sprechi alimentari nel settore della ristorazione, è permesso ai clienti l’asporto dei propri avanzi con la ‘family bag’.

Le cessioni gratuite di eccedenze alimentari da parte degli operatori del settore alimentare devono essere destinate in via prioritaria al consumo degli indigenti, mentre le eccedenze non più idonee al consumo possono essere cedute per il sostegno vitale di animali e per altre destinazioni, come il compostaggio.

La cessione riguarda anche la panificazione, i cui prodotti finiti possono essere donati a soggetti che poi li distribuiscono agli indigenti entro le ventiquattro ore successive alla produzione.

La legge prevede anche che il Ministero della Salute potrà emanare linee guida per gli enti gestori di mense scolastiche, aziendali, ospedaliere, sociali e di comunità, al fine di prevenire e, comunque, ridurre lo spreco connesso alla somministrazione degli alimenti.

Sono infine previsti benefici fiscali per chi cede a titolo gratuito prodotti alimentari ad indigenti. Infatti per incentivare chi dona agli indigenti i Comuni  possono  applicare una riduzione della TARI proporzionata alla quantità, debitamente certificata, dei beni e dei prodotti ritirati dalla vendita ed oggetto della donazione

Altri ordinamenti hanno invece previsto obblighi e sanzioni contro i soggetti che non cedono gratuitamente le eccedenze alimentari agli indigenti; ad esempio la Francia prevede – oltre a specifici obblighi di cedere gratuitamente le eccedenze alimentari – gravi sanzioni, quali la reclusione fino ad anni due e multe fino a 75.000 € a seconda della superficie di vendita.

Per una lettura del testo di legge: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2

Migliorare si può, dobbiamo partire da ognuno di noi e dai nostri comportamenti e la distribuzione può fare molto per sensibilizzare e ridurre lo spreco alimentare e sono certo che i consumatori sapranno avere una maggiore attenzione verso le organizzazioni che mostreranno maggiore impegno sociale … e non auspico dover arrivare a comportamenti legislativi “forti” come in Francia.

Il Viaggiator Goloso festeggia ..

Il Viaggiator Goloso è la linea top di gamma di UNES, pensata per offrire, anche ai palati più esigenti, le migliori specialità grazie ad un’attenta selezione e ad una continua ricerca dei prodotti più genuini e golosi.

Da linea premium a vero e proprio Brand con negozi specifici e presenza in Amazon Prime

Il Viaggiator Goloso colleziona riscontri positivi dai consumatori, commenti positivi dagli addetti ai lavori e successi commerciali dal mercato

Scrive oggi Mario Gasbarrino Presidente e Amministratore delegato (CEO) presso u2 e unes supermercati “Mai così in alto!

La settimana scorsa #ilviaggiatorgoloso ha festeggiato i suoi primi 100 milioni di euro! Abbiamo superato anche il fatturato dell intero anno 2017! Un successo incredibile ed inimmaginabile fino a qualche tempo fa , che dimostra che , anche in tempi di profondi cambiamenti come quelli attuali , un altra strada è sempre possibile : basta volerlo e basta crederci !!!”

Non servono altri commenti solo due parole Complimenti Mario !!

(Fonti sito Unes e Mario Gasbarrino)

Amazon GO punta a 3.000 punti vendita entro il 2021.

La sfida di Amazon Go, i negozi senza check out ovvero senza casse, accelera e corre sempre più veloce.

Secondo le indiscrezioni di Bloomberg si prevedono 10 negozi entro la fine dell’anno (intanto siamo a 5), 50 entro il 2019 e poi 3.000 entro il 2021.

A questa velocità Amazon rischia di diventare la catena più diffusa negli Stati Uniti e diventerebbe anche il più significativo investimento nel retail, se si considera che le stime del solo hardware del primo punto vendita parlano di investimento di oltre un milione di dollari.

Ecco le location di Seattle, WA

Ecco le location Chicago, IL

Per le prossime aperture si parla di New York e di interesse per l’Europa .. con possibile sbarco in Inghilterra.

Ecco perché tutti i colossi dell’informatica e non solo, stanno facendo investimenti e ricerche in tecnologie simili a quelle utilizzate da Amazon Go.

Chiusura domenicale .. ??

La proposta di chiudere gli esercizi commerciali la domenica ed i giorni festivi, fa discutere e sebbene è probabile che tale proposta cambi ancora parecchio prima dell’approvazione, una prima opinione mi sento di esprimerla.

Oggi si va verso un mercato multi canale, dove accesso semplicità ed opportunità favoriscono i consumi e li condizionano. Inoltre, con l’avvento dei social e del mercato digitale, il consumatore ha un ruolo sempre più “protagonista” che condiziona il mercato, con opinioni e comportamenti.

La chiusura festiva va esattamente in direzione opposta, tenuto conto dei 12 milioni di consumatori che scelgono la domenica e le feste per effettuare la spesa (19 milioni secondo altri) e del “non orario” del mercato digitale.

In merito ai consumi è evidente che, per tutti i generi non indispensabili, la passeggiata domenicale in una via commerciale o al centro commerciale favorisce consumi ed acquisti emotivi e d’impulso, che altrimenti non ci sarebbero. Consumi che coinvolgono anche pubblici esercizi, ristorazione e addetti agli spettacoli ..

Non si fa fatica ad immaginare, da un lato la perdita di fatturato e dall’altra la perdita di posti di lavoro .. in questo caso la ricaduta sulla famiglia non è certo positiva.

La scelta di quando e come aprire spetta solo agli operatori economici, ai negozianti, tenuto conto della loro ubicazione e della loro clientela. Forse qui ci vorrebbe un po’ più di coraggio e studio dei propri clienti per adeguarsi meglio alla domanda e non solo scimmiottare cosa fa un concorrente.

Quello che un governo potrebbe e dovrebbe fare, è un azione che GARANTISCA ai lavoratori coinvolti quanto già previsto dalle norme europee e nazionali in merito a riposo e retribuzione.

Il non rispetto delle regole crea concorrenza sleale e sfruttamento intollerabile. Il commercio lo si difende con il rispetto delle regole non privandolo delle libertà.

Se poi vogliamo proteggere la piccola distribuzione si potrebbe dare incentivi, attraverso uno sgravio fiscale, per le aziende più piccole che effettuano orari nelle festività, e che garantiscono presidio e servizio sul territorio (non sarebbero coinvolti i centri commerciali e la grande distribuzione)

Trovo poi improponibile, pensare di regolamentare le aperture a rotazione, essendo scomodo per il consumatore e pessimo sul piano della concorrenza.

Infine le eccezioni “turistiche” .., l’Italia è un paese TUTTO turistico sarebbe come dire che tutto il paese è un eccezione .. a questo punto non ci sarebbe regola

Spero che tutti i soggetti coinvolti riflettano e si confrontino per evitare un passo indietro pericoloso, … intanto riflettiamo a luglio il dato tendenziale di crescita del commercio elettronico era + 13,6 !! Riferimenti

USA in meno di 50 anni nessuno dei top Retailers è ancora nei top dieci.

Walmart.jpg

Quando si dice che un immagine vale più di mille parole …

Da questa immagine appare chiara l’evoluzione dei primi 10 Retailers in USA dal 1970 allo scorso anno.

L’elenco a sinistra include nomi come Sears , JC Penney e Kmart, ma sostanzialmente nessuno di quelli presenti lo è ancora oggi.

Nel 2017 la TOP 10 dei Retailer include Walmart nella posizione n. 1, seguita dagli agguerriti concorrenti Kroger , Costco e, naturalmente, Amazon .

Nessuna delle compagnie a sinistra è rimasta in quello di destra quasi mezzo secolo dopo.

#soncose di cui riflettere

Cibus 2018: il falso made in Italy nell’agro alimentare supera i 100 miliardi.

Oltre i 100 miliardi il valore del falso Made in Italy nel solo settore agroalimentare.

Sempre più spesso (+70% negli ultimi dieci anni) si utilizzano impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’ Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale.

Negli USA le esportazioni italiane di agroalimentare valgono 4 miliardi di euro, in un mercato che rappresenta 27 miliardi di consumi “all’italiana”.

Mentre politicamente bisogna impedire che dazi e protezionismo blocchino e/o penalizzino le nostre esportazioni, nell’innovazione tecnologica dobbiamo pensare ad etichettature, portali d’informazione ed altre iniziative che tutelino le nostre eccellenze ed i nostri produttori. Continua a leggere “Cibus 2018: il falso made in Italy nell’agro alimentare supera i 100 miliardi.”