CONAD riporta la rete AUCHAN SIMPLY sotto il controllo degli imprenditori italiani

Inanzi tutto c’è da esprimere soddisfazione per un operazione che riporta “in Italia” una rete di punti di vendita molto importante.

Non succede spesso che un azienda italiana passata di mano ad imprese straniere torni ad essere italiana (Barilla – Esselunga) e questo fa ben sperare per il futuro del nostro paese e fa onore a chi l’ha compiuta. Inoltre è auspicabile che questo “aumenti” la vendita di prodotti italiani a discapito di prodotti esteri (l’esempio riguarda i prodotti a marchio e gli assortimenti) e maggiori vendite possono solo migliorare la nostra economia.

Infine è auspicabile, che dopo un periodo di riassetto, questo consolidamento di CONAD favorisca un espansione italiana anche in Europa.

Analizzando le dichiarazioni ufficiali di Conad e di AUCHAN (segue il filmato di AUCHAN e il comunicato di Conad) si evince con buona certezza che 46 AUCHAN, 271 Simply e 49 altri punti vendita in fitto di azienda Francising passeranno a Conad. Questo in forza dell’acquisto delle aziende che ne hanno la proprietà ed il controllo.

Poi dovrebbero passare a CONAD circa altri 209 affiliati diretti, ma non è ancora chiaro come saranno gestiti e poi potrebbero passare a CONAD moltissimi altri punti vendita affiliati e/o somministrati con le varie insegne (SMA, SIMPLY, ecc.) che in virtù degli attuali contratti saranno riforniti (almeno da subito) da CONAD e si tratterà di vedere se attraverso le attuali piattaforme (e fino a quando), con le attuali infrastrutture, o come.

Cosa succederà ai MARCHI ed ai prodotti a marchio, non è dato a saperlo. Quale sarà il futuro della centrale nazionale a cui aderiscono

Quanti degli attuali franchising passeranno a Conad, (qualcuno sentito a caldo non avrebbe intenzione di … “diventare Conad”, mentre altri lo sono già diventati ad esempio il Gruppo Rita passato a Conad Adriatico recentemente) non si può prevedere, ma sarà un bel percorso da costruire e seguire.

Ancora più complessa, interessante ed aperta è la partita dei Master franchising ovvero 3A di Asti, Apulia Distribuzione dei fratelli Sgaramella in Puglia, Cedi Etruria in Toscana, Gruppo Di Palo in Campania ed S & G di Trucazzano  in Lombardia.

Un discorso a parte riguarda la Sicilia tenuta fuori da questo Maxi accordo ma che si “vocifera” vada ad un impresa locale (Arena?). In questo senso sono già in atto alcuni trasferimenti di personale per alleggerire gli organici.

Ecco il comunicato AUCHAN RETAIL ITALIA Edgar Bonte

Edgar Bonte, il  capo attuale di Auchan,  (nel filmato) sembra dare tutte le colpe alla crisi del 2011. Ma forse è troppo facile ed i problemi sono certamente più complessi, ed è auspicabile che CONAD sappia bene come affrontarli, avendo una presenza ed una capillarità nel territorio in grado di meglio interpretare ed assecondare i Clienti e le esigenze delle persone ed un organizzazione di imprenditori che spesso hanno saputo fare la differenza nelle singole realtà.

Conad si troverà quindi ad affrontare contemporaneamente sia la ristrutturazione annunciata del  consorzio a quattro cooperative: Conad Nordovest, Conad Nordest, Conad Sudovest e Conad Sudest ed ad armonizzare il modello cooperativo di Conad con il modello aperto sul franchising e chiuso nella gestione centralizzata dei diretti Auchan e Simply, modello che dovrà essere rivisto ed adeguato con i fattori vincenti dell’esperienza Conad.

Chi sono in apprensione sono i sindacati dei lavoratori che temono perdite di posti di lavoro, per questo le prime informazioni ed indiscrezioni si avranno a seguito dell’incontro convocato presso il ministero dello Sviluppo Economico per il prossimo 28 maggio, e nel quale il sindacato chiederà di chiarire tempi, modalità e condizioni sia della cessione nel suo complesso che del trasferimento delle lavoratrici e dei lavoratori.

L’auspicio è che un organizzazione che mette al centro le persone possa gestire al meglio questo passaggio.

Concludo condividendo quanto detto da Francesco Pugliese Amministratore Delegato Conad “Oggi per Conad è un grande giorno. Vogliamo portare davvero valore alle aziende italiane e ai nostri clienti. Siamo soddisfatti e pronti a iniziare un percorso di crescita che conferma la qualità del nostro sistema e del nostro lavoro”

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Per chi vuole approfondire un po’ gli aspetti specifici consiglio dal Blog di Giuseppe Caprotti: Auchan cronaca di un disastro annunciato in Italia vende a Conad

 

CONAD conferma l’acquisizione di gran parte della rete Auchan Retail Italia

Oggi la conferma che Conad (fonti varie tra cui Sole 24 ore), ha chiuso un accordo con Auchan Retail Italia per l’acquisizione della quasi totalità delle attività di Auchan Retail Italia.

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Entrerà in Conad una parte importante dei circa 1.600 punti vendita di Auchan Retail Italia: ipermercati, supermercati, negozi di prossimità con i marchi Auchan e Simply, disposti sul territorio italiano in modo complementare alla rete Conad.

Non sono compresi in questo accordo i supermercati gestiti da Auchan Retail in Sicilia e i drugstore Lillapois.

L’accordo prevede anche che i centri commerciali in cui sono situati i punti vendita di Auchan Retail Italia continueranno ad essere gestiti dalla società Ceetrus, che prosegue la propria attività in Italia.
L’acquisizione sarà condotta da Conad con il supporto di WRM Group, società specializzata nel real estate commerciale.

«Siamo soddisfatti di aver acquisito e riportato nelle mani di imprenditori italiani una rete di distribuzione di grande valore, che sta attraversando un periodo di difficoltà ma che ha grandi potenzialità ed è complementare a quella di Conad. Oggi nasce una grande impresa italiana, che porterà valore alle aziende e ai consumatori italiani», ha dichiarato Francesco Pugliese, AD di Conad. fonte Ansa  

Adesso attendiamo le reazioni del mercato e degli alleati di Auchan Italia

Rent The Runway ovvero come noleggiare i vestiti onlinei

Rent the Runway è un’azienda che attraverso un sito offre la possibilità di noleggiare vestiti per ogni occasione, in base al proprio abbonamento e di restituirli successivamente. Un servizio nato soprattutto per un pubblico femminile, che è diventato virale in alcune grandi città ed ha trovato anche imitazioni in giro per il mondo.

In questi giorni Rent the Runway ha ricevuto un nuovo round di finanziamenti di $ 125 milioni, segno che i fondi d’investimento credono nel futuro di questo business.

Rent the Runway ha ormai dieci anni e recentemente sta cercando di espandere la propria attività inserendo nel noleggio anche gli accessori. Ha inoltre annunciato una partnership con West Elm che consentirà agli abbonati di noleggiare “pacchetti” di cuscini, plaid e trapunte per i loro salotti e camere da letto.

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Il servizio di Rent the Runway è pensato soprattutto per un target femminile e funziona in base a diversi abbonamenti: con 89 dollari al mese si possono noleggiare quattro abiti per 30 giorni (c’è oggi un Trial a 69 dollari), mentre pagandone 159 dollari non si hanno limiti di tempo e di cambi (anche per questo piano c’è una promo per due mesi attualmente attiva sul sito). È stata inserita anche la possibilità di affittare un singolo capo per 4 o 8 giorni a partire da 30 dollari. Il buon successo del business ha portato anche all’apertura di store fisici in cui è possibile provare i vestiti prima di noleggiarli.

STORES : Chicago ; NYC Flagship ; San Francisco ; Topanga ; Washington DC ;

Gli abiti restituiti vengono controllati, rammendati, puliti e disinfettati questo li rende riutilizzabili a lungo.

Nel Regno Unito l’idea è stata copiata da Girl Meets Dress, sito lanciato nel 2009 da una ex Pr nel mondo della moda. Il servizio è simile a Rent The Runway: in pratica si scelgono online i vestiti per un massimo di tre capi, si prenotato gli abiti per un periodo che va da due a sette giorni. Una volta ricevuti e provati, se vanno bene, vengono utilizzati e poi restituiti: la società fa pagare soltanto il servizio per l’abbigliamento effettivamente indossato, mentre il vestito che non viene usato può essere rispedito indietro senza alcun costo.

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Anche in Italia esiste un servizio simile, creato nel 2014 da Drexcode, una boutique online di abiti griffati. In questo caso viene anche data la possibilità di prenotare una prova in anticipo del capo con un incentivo nel prezzo.

RENT DREXCODE

Milano invece nello store DressYouCan di corso di Porta Ticinese si possono provare i vestiti e affittarli per un’occasione speciale per tre giorni.

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Jennifer Hyman and Jennifer Fleiss Co-founders, Rent the Runway

“Con un armadio illimitato, le donne possono esprimersi più liberamente e vestirsi per le incredibili vite che conducono, sia che si tratti di un look speciale per un grande evento o di abiti rotanti per tutti i giorni. Crediamo che il noleggio sia il futuro del vestirsi e stiamo solo iniziando …”  Jennifer Hyman and Jennifer Fleiss  Co-founders, Rent the Runway

… L’idea di “mettere a disposizione un armadio illimitato”, far provare gli abiti in uno store, permettere di renderli dopo l’uso (un singolo uso o un periodo …), gestire un guardaroba in affitto e scegliere abiti particolari per una serata creeranno nuovi stili di vita e di consumo … Andrea Roagna  

aggiornamento 4 luglio 2019 articolo pubblicato su repubblica sull’argomento

Fujitsu EMEIA si riorganizza e lascia l’Italia

Fujitsu registra in EMEIA Markets (Europe,Middle East, India and Africa) un calo di marginalità ed ha messo a punto un piano per allineare il proprio business alle attuali tendenze di mercato che vanno verso i servizi e le soluzioni a valore aggiunto.

Il piano prevede di non avere più una presenza diretta in 19 Paesi (tra cui l’Italia) e tagliare circa 1100 dipendenti, delegando le attività ad organizzazioni indirette.

Questo in sintesi quanto emerge dal documento di Fujitsu inerente una profonda riorganizzazione della sua struttura EMEIA

In Italia significa che sono a rischio circa 190 tecnici e impiegati che lavorano nella progettazione, installazione e manutenzione di prodotti che vanno dai climatizzatori fino ai software e ai sistemi informatici. (Fonte sindacale)

La decisione, anticipata nei mesi scorsi ai rappresentanti del Comitato europeo è confermata nel comunicato ufficiale pubblicato in questi giorni

La presenza diretta di Fujitsu verrà concentrata nei Paesi considerati adatti a supportare la crescita, mentre negli altri avverrà una uscita graduale con passaggio al modello operativo indiretto, basato sulla rivendita di prodotti attraverso partner. ”

È l’ennesima dimostrazione che in assenza di una strategia industriale del sistema Paese – osserva Christian Gambarelli dirigente sindacale – le multinazionali, anche quelle tecnologiche come Fujitsu, scelgono di andarsene perché ritengono che il mercato italiano non sia più affidabile e credibile. È tempo che si costituisca un tavolo generale di crisi per il rilancio degli investimenti e per salvaguardare la presenza delle grandi società e delle professionalità del nostro Paese».

Il processo di riorganizzazione inizierà ad aprile e procederà gradualmente per fasi, con il management impegnato a concordare un piano di uscita al momento tutto da definire.

Lo scorso dicembre, su pressione dei sindacati, si era già svolto un incontro interlocutorio al ministero dello Sviluppo economico: ora è stato proclamato lo stato di agitazione ed è stata chiesta l’immediata attivazione del tavolo di crisi al ministero.

Allineare il business alle attuali tendenze” in sostanza Fujitsu intende trasformarsi in una “services-oriented company” e concentrarsi in particolare sulla crescita del business in questo senso.

A quanto pare non tutte le nazioni europee sono terreno fertile per questa crescita, e Fujitsu resterà solo in Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Russia, Spagna, Svezia, Svizzera.
Non che in queste nazioni andrà tutto comunque bene. Anche qui, secondo diverse fonti, Fujitsu provvederà a contenere i costi riducendo il personale. La divisione Global Service Delivery non sarà coinvolta dalla riorganizzazione ed è attraverso questa che Fujitsu intende seguire i clienti internazionali.
Tra le nazioni “declassate” a non interessanti c’è in primo luogo l’Italia, ma anche Arabia Saudita, Repubblica Ceca, Grecia, Israele, Sudafrica e Turchia. L’azienda sottolinea tra l’altro che nella regione già l’80 percento dei prodotti venduti transita attraverso il canale dei partner.

https://www.fujitsu.com/emeia/about/resources/news/press-releases/2019/emeai-20190304-fujitsu-focuses-on-services-oriented-growth.html

Chiusure domenicali dei negozi … limitazioni per la grande distribuzione

I due partiti di governo, dopo dichiarazioni e trattative tra loro, hanno trovato un intesa sulla chiusura domenicale ed hanno presentato in commissione alla Camera il testo di base della proposta di legge in materia

Apertura domenicale 26 domeniche l’anno e 4 giorni tra quelli festivi … con esclusione per negozi di vicinato e centri storici.

Quindi, su tutto il territorio nazionale siamo alla possibilità di apertura una domenica su due per la grande distribuzione … 26 domeniche su 52.

Quattro le festività su dodici.

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Un compromesso che scongiura proposte peggiori ma che comunque va contro la tendenza alla liberalizzazione e riduce il servizio per i consumatori e strizza l’occhio al negozio di vicinato e del centro storico.

Per le zone turistiche, ovvero le località di montagna o marine, le regioni potranno decidere come distribuire o concentrare le 26 domeniche (ovvero le località turistiche saranno turistiche per metà anno … almeno in termini di servizi commerciali)

Ad esempio per una località marina le aperture potrebbero essere quelle dei 6 mesi estivi, da aprile fino a settembre, con beati saluti ai clienti dei restanti periodi (ovviamente fatta esclusione le deroghe).

Deroga anche per i centri storici e per i negozi di vicinato, cioè fuori dal centro storico. Ci sarà la possibilità di apertura per tutte le domeniche eccetto le festività.

Nei comuni fino a 10mila abitanti saranno aperti i negozi fino a 150 metri quadri.

Nei comuni con più di 10mila abitanti saranno aperti i negozi fino a 250 metri quadri.

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Saranno invece sempre aperte le rivendite di generi di monopolio, gli esercizi interni ai campeggi, ai villaggi e ai complessi turistici, gli esercizi di vendita al dettaglio situati nelle aree di servizio lungo le autostrade, nelle stazioni ferroviarie, marittime ed aeroportuali, le rivendite di giornali, le gelaterie e gastronomie, le rosticcerie e le pasticcerie, gli esercizi specializzati nella vendita di bevande, fiori, piante e articoli da giardinaggio, mobili, libri, dischi, nastri magnetici, musicassette, videocassette, opere d’arte, oggetti d’antiquariato, stampe, cartoline, articoli da ricordo e artigianato locale, e anche le stazioni di servizio autostradali e le sale cinematografiche.

In caso di violazione delle nuove norme sono previste sanzioni amministrative che possono andare da 10mila a 60mila euro, con la possibilità di raddoppiare la multa in caso di recidiva.

I proventi delle multe saranno destinati al contrasto dell’abusivismo commerciale e ad azioni di promozione del decoro urbano.

Va tenuto presente che lo shopping domenicale, rappresenta il 10-20% delle vendite totali e per alcuni Centri Commerciali questo valore è molto superiore.

Le precedenti proposte di regolamentazione degli orari di apertura dei negozi avrebbero potuto provocare una perdita di vendite di circa 18,5 miliardi di euro (21,1 miliardi di dollari) per le reti di vendita al dettaglio (stime associazioni di categoria).

In un periodo di stagnazione come quello attuale, questo tipo di misura potrebbe portare ad un ulteriore minore spesa per consumi d’impulso e di vendite da parte dei Centri Commerciali, con quindi una maggiore disoccupazione, non so quanto compensabile dai negozi di vicinato.

Per molti è anche un grande regalo per Amazon e per i rivenditori online aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Staremo a vedere il percorso di questa proposta di legge in commissione…

Qui potete trovare i primi commenti al provvedimento https://www.mark-up.it/aperture-festive-26-domeniche-su-52-e-la-proposta-base-in-commissione/amp/?__twitter_impression=true

Per Giorgio Santambrogio è “un ritorno al medioevo”

https://www.linkedin.com/pulse/un-inconcepibile-ritorno-al-medioevo-giorgio-santambrogio

2 febbraio 2019 sospeso iter del provvedimento

“Prendiamoci il tempo che serve perché è un tema non di poco conto che andrà a impattare sullo stile di vita degli italiani. Del resto, è da cinque anni che si tenta di rimettere mano alla questione”.

con queste parole il relatore in commissione Attività produttive alla Camera del disegno di legge sulle chiusure domenicali informa che l’iter di approvazione è sospeso e si torna a sentire i diretti interessati …

Nell’ortofrutta sono gli alto-acquirenti a trainare il mercato.

Gli alto-acquirenti acquistano per il 70,8% frutta e verdura fresca sfusa, il rimanente lo acquistano confezionato (Fonte Nielsen).

Il lieve calo del comparto ortofrutticolo non confezionato (-5,5% 2018 vs. 2017) è dovuto ai 12 milioni di basso-acquirenti, che acquistano meno prodotti vegetali indipendentemente dal fatto che si tratti di prodotti confezionati o sfusi.

I basso-acquirenti, diversamente, solo nel 39,9% dei casi acquistano frutta non confezionata.

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Questo è quanto pubblicato nella nuova ricerca Nielsen riferita al comparto ortofrutticolo, che indaga le motivazioni e i comportamenti d’acquisto dei consumatori nei confronti dei prodotti sfusi rispetto a quelli preconfezionati (ortofrutta a peso variabile vs. a peso imposto) e pubblicata il 17 gennaio 2019.

La spesa media annua per l’ortofrutta nella GDO per nucleo famigliare si aggira intorno ai 315 euro, ripartita in circa 60 atti d’acquisto nei 365 giorni.

Chi sono gli alto-acquirenti ?

Gli alto-acquirenti ortofrutta fresca, ovvero i consumatori che acquistano quantità sopra la media di prodotti nel comparto, sono famiglie medio grandi, adulti e vivono soprattutto al Nord e nel Centro Italia.

Al contrario, i basso-acquirenti sono sovrallocati al Sud e sono soprattutto famiglie più giovani, o single. Entrambi hanno comunque una moderata disponibilità di reddito.

Quali sono le ragioni di scelta per i prodotti sfusi rispetto ai prodotti confezionati ?

La preferibilità e l’abitudinarietà di uno o dell’altro acquisto sono tendenzialmente determinate dal riconoscimento di specifiche proprietà distintive, quali ad esempio la freschezza del prodotto sfuso, oppure l’igienicità e la comodità del prodotto confezionato.

Data una percezione di tendenziale equivalenza a livello di qualità del prodotto, emerge che chi sceglie il peso variabile (lo sfuso) lo fa per risparmiare  e per avere un ridotto impatto ambientale, mentre chi sceglie il peso imposto cerca praticità e comodità (46% del campione).

Per il 38% degli intervistati i prodotti confezionati sono igienicamente più sicuri.

Nella ricerca di Nielsen, un italiano su quattro segnala di aver percepito un aumento dello spazio destinato all’ortofrutta confezionata all’interno dei punti vendita della GDO.

Inoltre, il 64% del campione, più di un italiano su due, dichiara di trovare nel comparto ortofrutticolo già confezionato la crescente offerta di servizio (e.g. frutta e verdura confezionate e pronte per essere cucinate) e il 57% sostiene di trovare porzioni/formati che si avvicinano a tutte le diverse esigenze di formato (frutta e verdura porzionate, pronte da consumare).

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Qual’è l’impatto della normativa dei sacchetti bio ?

La ricerca Nielsen affronta anche un altro tema “caldo”, l’uso esclusivo di plastica biodegradabile per i sacchettini “ultraleggeri” ed il loro pagamento.

Il 97% degli italiani sono a conoscenza della normativa (campione intervistato) e il 99% che la stessa preveda il pagamento dei sacchetti.

La normativa è percepita come obbligatoria senza un particolare impatto sull’immagine dell’insegna.

Gli alto-acquirenti di ortofrutta mostrano maggiore condivisione della normativa che prevede l’introduzione di sacchetti in bioplastica, in quanto la considerano un incentivo a comportamenti ambientalmente virtuosi (il 14% in più rispetto alla media degli italiani).

La percezione che questi sacchetti rendano frutta e verdura più care invece riguarda soprattutto i basso-acquirenti del comparto (7% in più vs media italiani).

Nessuno dei due gruppi di acquirenti (alto e basso), dichiara di aver cambiato le proprie abitudini di acquisto nell’ultimo anno.

La lettura di questo dato è che in realtà l’introduzione dei biosacchetti a pagamento non abbia affatto compromesso l’andamento del comparto, bensì che i 12 milioni di basso-acquirenti di prodotti ortofrutticoli siano già da tempo più orientati al peso imposto per motivi di praticità e risparmio.

Nel contesto di un Paese che si dichiara virtuoso e attento alle tematiche di sostenibilità ambientale (il 92% delle volte la base di acquirenti di ortofrutta si impegna nella raccolta differenziata, il 90% delle volte porta borse da casa nei negozi della GDO per evitare di sprecare i sacchetti usa e getta, etc.), le motivazioni che spingono le famiglie ad acquistare i prodotti sfusi sono principalmente quelle di evitare sprechi (25%) rispettare l’ambiente (20%) e risparmiare sul costo del prodotto (18%)

Il messaggio chiave (conclude la ricerca Nielsen) è quindi palesemente quello di lavorare sul miglioramento del servizio correlato al prodotto sfuso: dall’irrobustimento dei sacchetti bio (suggerita dal 69% del campione) alla diversificazione dei formati per permetterne il riciclo come sacchetti dei rifiuti organici (suggerita dal 64%), …

Da questa ricerca emergerebbe che lo spostamento di acquisti verso il “confezionato” a seguito dell’introduzione della normativa inerente il pagamento dei sacchetti non influisca direttamente sull’aumento dei consumi di ortofrutta confezionata, ma che sia il servizio e la praticità a spostare i consumi … 

Natale da record per Amazon

Amazon ha annunciato di aver superato ogni record di articoli ordinati a livello mondiale, nel periodo delle feste.

La società evidenzia sottolinea che tra gli articoli più venduti quest’anno, si trovano il nuovo Echo Dot, la serie L.O.L. Surprise! Glam Glitter per i giocattoli, capi Carhartt per gli articoli moda e cuffie senza fili Bose QuietComfort tra i prodotti di elettronica.

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Tra i prodotti di elettronica più venduti su Amazon.it, esclusi i dispositivi Amazon, si evidenziano: Apple AirPodsXiaomi Mi Band 3 (Wristband Activity Tracker Nero OLED, Senza Fili), Huawei P20 Lite (Smartphone FHD+ 64GB, Dual SIM, Nero) e Huawei Mediapad T3 (Tablet WiFi).

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La spesa “tranquilla”

Questo post comincia con una storia vera …

Katherine e la sua adorabile mamma

Mi chiamo Katherine e alla mia adorabile mamma Jo è stata diagnosticata una demenza nel 2005.

In effetti penso che l’avesse da molto prima che la facessimo diagnosticare.

Il suo comportamento era diventato un po ‘strano a volte… 

Mia madre amava andare a fare lo shopping, poi quando ha iniziato ad ammalarsi di demenza mi piaceva comunque portarla fuori a ricreare vecchie esperienze, comprare un cappotto invernale, bere tè e panini in un caffè o andare al supermercato. 

Così facendo stavo cercando di trattenere qualcosa di lei, qualcosa della nostra relazione. Volevo fare le cose normali con lei e fare esperienze ordinarie. La demenza aveva iniziato a portarla via da noi. Andare a fare shopping però diventava sempre più stressante sia per lei che per me, ma non volevo rinunciarvi. Volevo che mia madre fosse parte del mondo e non si isolasse.

L’esperienza dello shopping è cambiata man mano che la mamma si separava dal mondo “reale” ed io ero rimasta a cercare di mediare tra mia madre e lo staff dei negozi, che non sempre capivano.

Un giorno arrivammo alla cassa e la mamma andò a usare la sua carta di debito nel lettore di carte e non riusciva a ricordare il numero. Ho guardato l’assistente, per rassicurarlo mentre parlavo con mamma per convincerla a farmi usare la mia carta. La mamma invece insisteva affinché l’assistente potesse vedere il numero e intervenisse. Il cassiere, invece si mostrava disinteressato e preoccupato solo del suo lavoro ed io mi sentivo molto sola. Mi chiedevo se ci fosse un modo per aiutarci nella nostra esperienza di shopping. 

Dopo la morte di mia madre, mi sono sentita ispirata dall’idea di Slow Shopping®, ovvero creare un ambiente accogliente e sicuro per chiunque necessitasse di dedicare più tempo allo shopping. Da qui l’idea di Slow Shopping®. 
 Slow Shopping® è inclusivo e si rivolge a coloro che soffrono di ansia o malattia mentale, coloro che lottano con la comunicazione o l’alfabetizzazione, gli anziani, quelli con demenza e tutti coloro che soffrono di disabilità visibili, invisibili o intellettuali. Slow Shopping® promuove momenti dedicati all’interno della settimana in cui lo staff del negozio è consapevole delle particolari esigenze dei propri acquirenti e consente loro più tempo e più spazio.  

Katherine Vero, fondatrice di Slow Shopping®
Logo Slow Shopping

Katherine Vero  ha lanciato un messaggio che è stato raccolto inanzi tutto in Gran Bretagna da diverse catene che hanno implementato lo Slow Shopping® in determinati giorni ed orari: 

  • Sainsbury’s Centro Commerciale Gosforth Shopping Centre di Newcastle il martedì dalle 13:00 alle 15:00; 
  • Marks & Spencer Milton Keynes Kingston Parke dove lo Slow Shopping si può fare il martedì dalle 8:30 alle 23:00; 
  • Tesco Extra Kingston Park il martedì dalle 13:00 alle 15:00; 
  • Asda Clacton-on-Sea Superstore il martedì dalle 13:00 alle 15:00; 
  • Waitrose & Partners The Podium il martedì dalle 10:00 alle 12:00;
  • Centro Commerciale Southgate  il mercoledì dalle 10:00 alle 12:00;

Cosa prevede lo Slow Shopping®

  • Tempi dedicati durante la settimana a questo tipo di “spesa” nei quali lo staff del punto vendita è consapevole delle esigenze dei Clienti e consente loro tempo e spazio per fare acquisti.
  • Sedie disponibili all’interno del negozio in modo da potersi sedere e prendersi una pausa.   
  • Punti di contatto e di aiuto nel negozio nei quali il personale è a conoscenza delle particolari esigenze dei Clienti e gli dedica particolare attenzione.
  • Attenzioni particolari ai Clienti nei punti di contatto (ad esempio Sainsbury’s nei due Help desk offre frutta, biscotti allo zenzero e spugne Victoria gratuitamente.

Complessivamente delle ore o una giornata in cui si dovrebbe “rispettare” i tempi dei Clienti e non quelli della produttività  

Da settembre anche in Olanda 

Recentemente anche nei Paesi Bassi Albert Heijn con il contributo di NVA, l’Associazione olandese per l’autismo ha inaugurato il primo supermercato con una fascia oraria “tranquilla”  (Albert Heijn di Sint-Michielsgestel) .

Le luci, la musica di sottofondo e i rumori vengono ridotti il più possibile per permettere a chi soffre d’autismo di fare la spesa serenamente.

Il giorno individuato da Albert Heijn è il martedì mattina, in cui solitamente c’è meno confusione ed è più semplice da gestire questa fascia oraria di tranquillità. Anche qui, l’obiettivo è che il personale possa rivolgersi al consumatore con maggior attenzione. Ovviamente, il supermercato è accessibile a qualunque acquirente anche durante queste ore.

NVA, l’Associazione olandese per l’autismo rappresenta 190 mila persone con questo disturbo.

Sintetizzando lo Slow Shopping® si rivolge a chiunque abbia bisogno di più tempo e propone uno spazio in cui è prudente prendersi del tempo per riflettere. Questo potrebbe includere coloro che soffrono di ansia, quelli con difficoltà di comunicazione o di alfabetizzazione, gli anziani, coloro che soffrono di demenza e quelli che hanno disabilità più visibili. Questo è un progetto inclusivo e non intende escludere nessuno.

Lo shopping è una parte essenziale della nostra vita e comporta interazione sociale, salute, consapevolezza finanziaria ed avere luoghi e tempi “includenti” che favoriscono l’accesso a TUTTI è sicuramente utile.