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Coronavirus, a Pieve di Cadore il primo lava carrello della spesa – Corriere delle alpi

Dal pomeriggio di giovedì 23 aprile 2020 i clienti che entrano con il carrello nel supermercato A&O Passuello di Tai di Cadore non hanno più bisogno di igienizzarsi: lo fa per loro il tunnel Sveepcart, (lava carrelli della spesa), nato dalla mente di Lucio Tomasella della Wippy Idea, quattro anni fa, e che ora è uscito dalla fase di prototipo per essere prodotto su larga scala. Il primo esemplare installato nella provincia di Belluno è stato montato all’ingresso del supermercato A&O Passuello di Tai di Cadore e subito ha iniziato a essere utilizzato dai clienti.
— Leggi su video.corrierealpi.gelocal.it/

Sicuramente una soluzione interessante di cui bisogna capire validità costo di acquisto e di gestione.

Siete pronti per rilanciare il termine “Salute Sicura a 360°” a prodotti e mercati e punti di vendita? – RetailWatch

Aprile 2020. Il Papa nella benedizione Urbi et Orbi di venerdi 27 marzo ha detto che: “Abbiamo creduto di rimanere sani in un mondo malato e che eravamo malati di un complesso di superiorità”. Su questo concetto dobbiamo fare tutti autocritica e cercare di modificare comportamenti e attese, sia come…
— Leggi su www.retailwatch.it/2020/04/16/consumatore/siete-pronti-per-rilanciare-il-termine-salute-sicura-a-360-a-prodotti-e-mercati-e-punti-di-vendita/

Chi consegnerà tutti i pacchi che ordiniamo ?

A tutti piace ricevere pacchi a casa.

La logistica “dell’ultimo miglio” è la sfida del futuro

Nel 2020 invieremo oltre 100 miliardi di pacchi e il numero potrebbe raddoppiare entro il 2030.

Chi consegnerà tutti quei pacchi e come? 

In questo filmato The Next Normal esplora le novità della consegna dei pacchi dell’ultimo miglio.

Un video stimolante

Droni, droidi e altro ancora

Ludwig Hausmann: ci sono molte macchine di cui si parla. Ci sono droni. Ci sono droidi: piccoli robot che camminano per le strade. Quindi potrebbero esserci degli armadietti per i pacchi, non quelli fissi (Locker), ma montati su veicoli autonomi e che circolano 24 ore su 24, 7 giorni su 7 in aree residenziali.

John Murnane: Penso che vedremo i droni. Forse non droni che volano da un magazzino in periferia, sopra la città e fino a casa. Ma penso che vedremo, un camion che si fermerà con dieci droni che escono e consegnano in ciascuna delle sedi di un quartiere, solo per ottenere un economia di scala nella consegna.

Ludwig Hausmann: In Cina, la gente parla di tunnel in cui i pacchi saranno “sparati” nel seminterrato di grandi condomini …

Consegna dai negozi locali

Neelesh Mundra: posso immaginare la consegna offline dal negozio locale. Quel negozio diventa quindi l’agente di consegna per quella particolare località. Il bello è che l’efficienza è molto elevata perché quel proprietario di negozi conosce individualmente le persone nella località, quindi la possibilità che un tentativo di consegna sia un fallimento è quasi nulla. (Pensa quanti bar e locali già fanno un simile servizio “non strutturato” e remunerato e che potrebbe diventare una parte della loro attività … )

Ludwig Hausmann: abiliti gli stock che sono là fuori nel negozio e li rendi disponibili per lo shopping online e la consegni dello stesso giorno … Questo è qualcosa a cui pensare, una soluzione per cui si ha un doppio approvvigionamento, sia dai centri di distribuzione che dai negozi locali, ma in modo economico, consolidato

Florian Neuhaus: potrei pensare alla stampa 3D, giusto? Se potessi produrre localmente, a casa tua, tutto ciò di cui hai bisogno, cambierebbe l’intero panorama della consegna dell’ultimo miglio. Ora, le previsioni attuali, sono che è possibile stampare in 3D fino al 30 percento o al 35 percento degli articoli. Ma … forse potremmo andare oltre. E questo cambierebbe tutto.

Risultati immagini per droni per consegne
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Amazon Go a quota 22

Amazon Go New York

Ventidue punti vendita ad oggi

Amazon GO i negozi senza cassa di Amazon sono arrivati a 22, 6 a Chicago, 7 a New York, 4 a San Francisco, 5 a Seattle, con ben altre TRE aperture imminenti.

Non siamo ancora al ritmo ipotizzato (3.000 entro fine 2020) ma sicuramente c’è un accelerazione di questa tipologia di punto vendita, con TANTI che cercano di “trovare” soluzioni che riducano o elimino il concetto di “barriera casse”.

Intanto Amazon Go cerca 164 persone full time “abbiamo bisogno di persone che vogliano unirsi a questa ambiziosa impresa, …”.

Meet the Amazon Go Team

Spesa senza casse anche in Conad con PassPay

Dopo la sperimentazione iniziata nel Conad via Gramsci di Sassari (marzo 2019) anche a Pisa, Conad Nord Ovest ha attivato in un superstore il pagamento della spesa fatta con il self scanning senza passare dalla cassa, utilizzando il servizio PassPay (una APP) sviluppata in collaborazione con Engineering.

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Il servizio rappresenta un’evoluzione del sistema di self scanning effettuato dal Cliente tradizionalmente in molti supermercati, con questa nuova applicazione il pagamento avviene nella corsia dedicata, come se il Cliente fosse in autostrada e stesse usando il Telepass, senza tirare fuori carta di credito o lo smartphone.

Sensori Beacon identificano il Cliente e addebitano la spesa (generando lo scontrino). SOLO in caso di “ricontrollo” il Cliente viene “indirizzato” in una corsia con casse tradizionali.

Tempo di esecuzione, se tutto va bene, 10-11 secondi con obiettivo scendere sotto gli 8 secondi.

COME FUNZIONA IL SERVIZIO PASSPAY

Il servizio prevede che il Cliente abbia la carta insieme di Conad, che scarichi la App PASSPAY dedicata e si registri al BOX INFORMAZIONI abilitando anche la carta per il pagamento. A questo punto il Cliente è pronto per FARE LA SPESA ED AVERE UNA CORSIA PRIVILEGIATA. Con PASSPAY si paga senza fare la fila ciò che si è scansionato con l’applicazione Spesaalvolo.

segue presentazione del servizio

Interfaccia APP PASSPAY di Conad

Secondo quanto dichiarato da Conad Nord Ovest presto il servizio si estenderà anche al Superstore di Santo Stefano Magra in Liguria (sarà l’occasione per vederlo e testarlo)

Efficienza del servizio ?

Secondo i test effettuati in Sardegna, a regime questo servizio potrebbe, con due corsie, raggiungere la capacità di smaltimento di 25 casse tradizionali.

Infine, sempre a Pisa, nel primo semestre del 2020, secondo quanto ha dichiarato Maurizio Barsacchi CIO di Conad Nord Ovest al Sole 24 Ore, si sperimenterà anche il “carrello intelligente“, che grazie a una serie di sensori riconoscerà gli oggetti inseriti nel carrello e tenderà ad eliminare il self scanning tradizionale.

Il futuro del Retail per Walmart

Con il lancio dell’Intelligent Retail Lab (IRL) di Walmart si può parlare di una accelerazione nella applicazioni di intelligenza artificiale nel retail.

Slogan di Walmart per il progetto AI

L’Intelligent Retail Lab di Walmart serve al Retailer per imparare, implementare, testare e migliorare l’intelligenza artificiale in un contesto “reale” di un punto vendita ed è senza paragoni con altre sperimentazioni finora in atto.

Walmart ha creato il suo Intelligent Retail Lab in un punto vendita di oltre 4.500 mq. con più di 30.000 referenze, nel quale ha implementato telecamere, sensori ed hardware all’avanguardia.

Logo IRL Walmart – Intelligent Retail Lab

Secondo quanto da loro dichiarato questo ambizioso progetto posizionerà Walmart come leader mondiale nelle tecnologie di Intelligenza Artificiale applicate. (Guarda il filmato seguente)

Obiettivo di Walmart: promuovere l’innovazione nell’intelligenza artificiale

Walmart dichiara che “I progressi nella tecnologia dei sensori, nell’informatica e nel software ci hanno portato a un momento cruciale: il momento dell’Intelligenza Artificiale è arrivato, e questa tecnologia è pronta a trasformare l’esperienza di vendita e di relazione in negozio. I team di Walmart stanno lavorato per integrare l’intelligenza artificiale innovativa nella nostra attività quotidiana e l’IRL non fa eccezione.”

IRL interactive info screen

Walmart non ha tenuto nascosta questa sperimentazione, ma ha informato i Clienti di quello che sta facendo e mette tuttora a disposizione informazioni e consigli ai Clienti utili a spiegare la presenza della tecnologia nel punto vendita (per altro ben visibile) e la utilizza anche per fornire consigli ai Clienti.

IRL Centro di accoglianza

Walmart, sta velocemente analizzando e sfruttando l’esperienza operativa per valutare nuove soluzioni.

Nel processo di costruzione dell’IRL, (Intelligent Retail Lab) Walmart ha coinvolto tutti i collaboratori dei suoi punti vendita, per studiare ed identificare circa 300 casi possibili di uso dell’ Intelligenza Artificiale nei suoi negozi.

info point

In seguito, Walmart ha poi ridotto l’elenco iniziale non solo a ciò che era tecnicamente fattibile, ma a quello che avrebbe fornito il massimo valore a Walmart e ai suoi clienti. 

Obiettivo essere sia innovativi che pratici

Il progetto opera come una start up, in grado di assumersi più rischi ed essere più agile del colosso distributivo, ma allo stesso tempo è responsabile per Walmart di produrre vantaggi e rendimenti reali.

IRL Interactive Screen

Trasformare l’esperienza del cliente

IRL Levittown ingresso

Questa scelta significa che coloro che realizzano ed implementano la tecnologia devono affrontare una sfida molto più grande, dovendo convivere e confrontarsi in un punto vendita con parecchio traffico di Clienti ed aspettative già consolidate.

D’altra parte in questo modo l’IRL aiuterà Walmart ad imparare come rendere operativi e produttivi i modelli di intelligenza artificiale in un ambiente reale, in modo da poter creare soluzioni che funzionino nella realtà Walmart e su vasta scala, ovvero soluzioni facilmente estendibili a tutti i loro mercati (4700 negozi)

Quali tipi di applicazioni ci possiamo aspettare dall’intelligenza Artificiale ?

Le possibilità, a lungo termine, sono infinite. 

Ma anche a breve termine, IRL è stata in grado di identificare e sviluppare alcune applicazioni significative.

Intanto IRL raccoglie informazioni su ciò che sta accadendo all’interno del negozio attraverso una vasta gamma di sensori, telecamere e processori. 

Tutto questo hardware è collegato da cavi sufficienti per scalare il monte Everest cinque volte e potenza di elaborazione sufficiente per scaricare musica della durata di tre anni (27.000 ore) al secondo.

IRL Data Center

All’interno di IRL, stanno lavorando su una suite di prodotti. 

Alcuni sono progettati per tracciare e rifornire i prodotti, mentre altri rilevano la scadenza degli articoli. 

Altri ancora potrebbero accelerare l’esperienza di acquisto avvisando gli operatori di aprire più corsie di check-out o di garantire che gli ordini online siano pronti per il ritiro. 

IRL information screen

Tutte queste applicazioni lavorano insieme per garantire che i clienti abbiamo ciò che vogliono e quando lo desiderano.

Lungo la strada, (dichiara il Ceo dell’IRL) implementeremo e testeremo un’intera gamma di diversi tipi di sensori, dalle telecamere RGB alle fotocamere con rilevamento della profondità, alle celle di carico. 

Le tecnologie e le tecniche basate sull’intelligenza artificiale che utilizziamo includono la visione artificiale, l’apprendimento automatico e l’interpretazione collaborativa dei dati dei sensori. 

La nostra capacità di utilizzare l’intelligenza artificiale per il rilevamento e la risposta in tempo reale su larga scala ha come obiettivo avere un impatto diretto e immediato sul miglioramento dell’esperienza del cliente.

IRL inside the data center

Aiutare a costruire il futuro del retail

Il compito di IRL ora sarà quello di determinare quanto bene funzioni ciascuna di queste soluzioni e quanto siano scalabili rispetto ad altri luoghi ed altri contesti. 

Amazon aprirà un supermercato “tradizionale” nel 2020

Non apparterrà ne alla tipologia Amazon Go ne a quella di Whole Foods

Il primo dei “nuovi negozi alimentari” aprirà a Los Angeles, e avrà le casse “normali”. Sul sito della ricerca di personale di Amazon è già iniziata la selezione del personale. Quattro le figure professionali ricercate.

Nell’annuncio di ricerca del personale, Amazon dice chiaramente “unisciti a noi mentre lanciamo un nuovo negozio di alimentari Amazon a Woodland Hills. Siamo appassionati nel creare un’esperienza di acquisto che i clienti apprezzeranno... “

Così il colosso dell’e-commerce ritorna a “pensare” e “creare” soluzioni “tradizionali” rivolte al settore della grande distribuzione organizzata dopo l’operazione Whole Foods la catena di alimentari acquistata da Amazon due anni fa, e Amazon Go, i negozi dove si può entrare e uscire senza passare dalle casse perché il sistema di sensori e telecamere ed Alexa si occupano di “conteggiare” quello che i Clienti “acquistano”.

Jeff Bezos si prepara quindi a lanciare una terza catena di negozi a partire dal 2020 a Woodland Hills, un municipio di Los Angeles.

Possibile location Amazon

La notizia (confermata dall’inserzione citata all’inizio del post, che descrive come Amazon ricerchi persone che lavorino “nel primo negozio di alimentari di Amazon con sede a Woodland Hills) riguarda il fatto che sarà un marchio distinto da quello di Whole Foods e avrà una serie di casse da supermercato tradizionali (si parla chiaramente di compiti gestionali di cassa tradizionali).

Whole Foods ha una posizione salutista e attenta alla qualità del cibo, Amazon Go si rivolge ad una spesa “rapida” ed “essenziale” (quasi solo da consumo immediato) è evidente che Amazon sta ipotizzando di ampliare la sua offerta anche agli altri consumatori ed agli altri modi di fare acquisti con un punto vendita più tradizionale e con assortimenti che vadano oltre l’offerta”salutistica” di Whole Foods.

Cresce l’e-commerce ma chi fa questo di mestiere continua a ricercare anche punti di vendita e di contatto fisici. (Anche quest’anno a Milano Amazon aprirà il “loft” per il black Friday)

Per la lotteria degli scontrini arriva la proroga

1 dicembre 2019 scatta il rinvio da gennaio al primo luglio per la lotteria degli scontrini inoltre niente sanzioni per coloro che non si adeguano. I premi mensili vanno dai 10mila ai 50mila euro

Intanto proseguono test e sviluppi per adeguare i sistemi al “codice lotteria”. (Vedi articolo che segue)

Il 1 Novembre 2019 l’Agenzia delle entrate ha pubblicato un provvedimento con le regole per partecipare alla lotteria degli scontrini, la principale novità introdotta è il “codice lotteria” da comunicare in cassa prima dell’emissione dello scontrino.

Questo codice sostituisce il codice fiscale che in precedenza serviva ad identificare, in maniera univoca, il “giocatore”.

Logo Agenzia delle Entrate

Modalità tecniche

Nel provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, sono specificate anche le modalità tecniche per la trasmissione delle informazioni contenute negli scontrini.

Più precisamente, i dati oggetto di trasmissione ai fini della lotteria saranno:

a) denominazione del cedente/prestatore;

b) identificativo/progressivo completo del documento trasmesso;

c) identificativo del punto cassa (in caso di server RT);

d) data e ora del documento;

e) importo del corrispettivo, importo del corrispettivo pagato in contanti, importo del corrispettivo pagato con strumenti elettronici e importo del corrispettivo non pagato;

f) codice lotteria del cliente.

I dati memorizzati saranno trasmessi per mezzo di un apposito servizio e non tutti in occasione della chiusura cassa giornaliera, al fine di evitare concentrazione di trasmissioni negli orari di apertura e/o chiusura delle casse.

La trasmissione dei documenti commerciali, ai fini della lotteria, avverrà quindi utilizzando un orario casuale all’interno dell’intervallo di funzionamento del dispositivo, nell’arco della giornata di emissione del documento commerciale.

Immagine scontrini

Giova inoltre precisare che, nel caso di resi o annulli, relativi ai documenti commerciali precedentemente trasmessi, dovranno essere comunicate all’Agenzia delle Entrate anche tali operazioni.

È il garante cosa dice?

Sul punto (codice cliente) si è pronunciato il Garante privacy con il provvedimento n. 197 del 31.10.2019, ritenendo che l’utilizzo del “codice lotteria” costituisca un’efficace misura di garanzia, pur precisando che i dati oggetto di memorizzazione elettronica e di trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate, seppur sottoposti a pseudonimizzazione, devono essere comunque considerati come dati personali in quanto rappresentano informazioni su persone fisiche identificabili.

Di fatto il codice cliente serve proprio a superare le perplessità del garante sull’utilizzo del codice fiscale per identificare il cittadino giocatore.

Logo Garante per la protezione dei dati personali

Come funziona la lotteria ?

Entro il 31 dicembre 2019 tutti i modelli di registratori telematici, le postazioni cassa, i software di cassa e la procedura web messa a disposizione nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate dovrebbero essere configurati per consentire la trasmissione dei dati necessari per la lotteria degli scontrini.

In particolare, nel momento in cui viene effettuata l’operazione, tali strumenti permetteranno di acquisire, anche tramite lettura ottica, il “codice lotteria” del cliente.

Quest’ultimo è un codice identificativo univoco che il consumatore genererà personalmente sul “portale della lotteria”.

Fino al 30 giugno, saranno esclusi farmacie e medici, ovvero non potranno “partecipare” alla lotteria i corrispettivi certificati tramite i registratori telematici dei soggetti già tenuti a inviare i dati al Sistema tessera sanitaria (dato sensibile)

Che cosa è la lotteria degli scontrini ?

La lotteria degli scontrini, è stata pensata per contrastare l’evasione fiscale, sull’esempio di altri paesi che già l’hanno adottata.

Si tratta di una specie di estrazione a premi alla quale partecipano i cittadini che, al momento dell’acquisto, hanno comunicato al commerciante il proprio codice. L’obiettivo è quindi quello di invogliare i contribuenti sia a pagare con metodi tracciabili sia a richiedere il rilascio di scontrini

Previsti premi aggiuntivi per chi paga con “moneta elettronica”.

Immagine scontrini elettronico

Chi partecipa ?

Dal 1° gennaio 2020 (ora dal 2 Luglio 2020) tutti i contribuenti potranno partecipare alla “lotteria degli scontrini”, la quale consentirà, a tutte le persone fisiche che, al di fuori dell’esercizio dell’attività d’impresa, acquisteranno beni o riceveranno prestazioni di servizi da esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi, di partecipare all’estrazione a sorte di premi.

Premi anche per chi si adegua pur offrendo servizi.

Considerazioni

In questi giorni le Aziende produttrici di Registratori Telematici saranno impegnate con Sogei a certificare quanto previsto dal provvedimento dell’Agenzia delle entrate.

Le software house a loro volta dovranno allineare l’interfaccia per acquisire e registrare il “codice cliente” ed inviarlo agli RT. (cambieranno i tracciati?)

Poi si dovranno aggiornare tutte le attuali postazioni (sopratutto tutte le stampanti RT) già installate oltre che quelle da installare. per tutte le postazioni “aggiornabili da remoto” (es. EPSON – CUSTUM – NCR ultima generazione) e per coloro che si sono fatti procedure automatizzate di aggiornamento da remoto, il problema potrebbe essere non insormontabile. Ma per altri ci sarà più lavoro da fare.

Ricordo infine che questo vale anche per chi vende fuori da un esercizio commerciale: ambulanti, in strada e al mercato, venditori porta a porta, idraulici, caldaisti e altri che operano a domicilio. 

Ecco quindi che la sfida ora, per tutti questi, sarà dotarsi delle giuste tecnologie (RT, POS di pagamento) e dei processi corretti per assolvere anche in mobilità a tutti gli obblighi ed alle richieste dei Consumatori Clienti.

Caper: 10 milioni di dollari per sfidare Amazon Go

La software house di New York Caper attiva nella produzione di un “carrello della spesa intelligente” che vuole arrivare a fornire esperienze di acquisto innovative, semplici e automatizzate recentemente ha annunciato di aver chiuso un importante finanziamento di 10 milioni di dollari che porta a 13 milioni di dollari il capitale raccolto.

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Il sogno di Caper

Il sogno di Caper è un carrello che usa la computer vision ed altri sensori per consentire ai clienti di scansionare rapidamente gli acquisti mentre li inseriscono nel carrello.

La startup afferma che la sua tecnologia potrebbe aiutare i supermercati a ridefinire processi di checkout più fluidi per i clienti.

Rispetto ad Amazon, che basa tutta la sua tecnologia su una complessa rete di telecamere e sensori che tracciano i comportamenti di acquisto del cliente nel punto vendita, la soluzione di Caper si concentra solo su ciò che sta accade all’interno del carrello di un Cliente.

Invece di monitorare un intero negozio, stiamo monitorando questo carrello molto piccolo. Il nostro calcolo è più veloce, le nostre telecamere sono molto più vicine e siamo in grado di scalare molto più velocemente perché non abbiamo bisogno di implementare alcuna infrastruttura all’interno del negozio ”, dichiara il co-fondatore York Yang.

Ma quanto costa?

Caper non ha mai precisato quanto costano questi carrelli per un negozio.

Alla domanda se il lancio sarebbe costato “migliaia, decine di migliaia o centinaia di migliaia di dollari”, Yang ha detto che un lancio completo in un negozio di alimentari “probabilmente sarebbe compreso tra centinaia di migliaia, anche se potrebbe essere inferiore”…

Com’è fatto Caper ?

Non va qui dimenticato che il primo negozio Amazon Go di Seattle ha richiesto hardware per un valore di 1 milione di dollari.

Caper non si aspetta che i retailer adottino “totalmente” i suoi carrelli della spesa ma che li introducano lentamente al fianco di quelli esistenti, offrendo ad una parte dei Clienti, una spesa più smart, un po’ come affiancare casse self alle tradizionali o il self scanning per i clienti che lo gradiscono.

Molto più che un “carrello”

Inoltre la soluzione che ha in testa Caper, non riguarda solo la tecnologia del “carrello” ovvero il lettore di carte di credito, lo scanner di codici a barre e le telecamere di riconoscimento delle immagini che rappresentano solo un aspetto iniziale del progetto.

Per Caper si tratta di razionalizzare il checkout e contemporaneamente, attraverso l’interfaccia del touch del carrello, gestire suggerimenti personalizzati, liste della spesa e ricette ovvero “costruire una piattaforma relazionale dedicata alle vendite in store”

Caper si era già messa in risalto a NRF2019 ma per la prossima edizione del 2020 sarà sicuramente alla ribalta, e non mancheremo di visitare un punto vendita che già utilizza questa tecnologia a Brooklyn 🙂

Nell’ortofrutta sono gli alto-acquirenti a trainare il mercato.

Gli alto-acquirenti acquistano per il 70,8% frutta e verdura fresca sfusa, il rimanente lo acquistano confezionato (Fonte Nielsen).

Il lieve calo del comparto ortofrutticolo non confezionato (-5,5% 2018 vs. 2017) è dovuto ai 12 milioni di basso-acquirenti, che acquistano meno prodotti vegetali indipendentemente dal fatto che si tratti di prodotti confezionati o sfusi.

I basso-acquirenti, diversamente, solo nel 39,9% dei casi acquistano frutta non confezionata.

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Questo è quanto pubblicato nella nuova ricerca Nielsen riferita al comparto ortofrutticolo, che indaga le motivazioni e i comportamenti d’acquisto dei consumatori nei confronti dei prodotti sfusi rispetto a quelli preconfezionati (ortofrutta a peso variabile vs. a peso imposto) e pubblicata il 17 gennaio 2019.

La spesa media annua per l’ortofrutta nella GDO per nucleo famigliare si aggira intorno ai 315 euro, ripartita in circa 60 atti d’acquisto nei 365 giorni.

Chi sono gli alto-acquirenti ?

Gli alto-acquirenti ortofrutta fresca, ovvero i consumatori che acquistano quantità sopra la media di prodotti nel comparto, sono famiglie medio grandi, adulti e vivono soprattutto al Nord e nel Centro Italia.

Al contrario, i basso-acquirenti sono sovrallocati al Sud e sono soprattutto famiglie più giovani, o single. Entrambi hanno comunque una moderata disponibilità di reddito.

Quali sono le ragioni di scelta per i prodotti sfusi rispetto ai prodotti confezionati ?

La preferibilità e l’abitudinarietà di uno o dell’altro acquisto sono tendenzialmente determinate dal riconoscimento di specifiche proprietà distintive, quali ad esempio la freschezza del prodotto sfuso, oppure l’igienicità e la comodità del prodotto confezionato.

Data una percezione di tendenziale equivalenza a livello di qualità del prodotto, emerge che chi sceglie il peso variabile (lo sfuso) lo fa per risparmiare  e per avere un ridotto impatto ambientale, mentre chi sceglie il peso imposto cerca praticità e comodità (46% del campione).

Per il 38% degli intervistati i prodotti confezionati sono igienicamente più sicuri.

Nella ricerca di Nielsen, un italiano su quattro segnala di aver percepito un aumento dello spazio destinato all’ortofrutta confezionata all’interno dei punti vendita della GDO.

Inoltre, il 64% del campione, più di un italiano su due, dichiara di trovare nel comparto ortofrutticolo già confezionato la crescente offerta di servizio (e.g. frutta e verdura confezionate e pronte per essere cucinate) e il 57% sostiene di trovare porzioni/formati che si avvicinano a tutte le diverse esigenze di formato (frutta e verdura porzionate, pronte da consumare).

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Qual’è l’impatto della normativa dei sacchetti bio ?

La ricerca Nielsen affronta anche un altro tema “caldo”, l’uso esclusivo di plastica biodegradabile per i sacchettini “ultraleggeri” ed il loro pagamento.

Il 97% degli italiani sono a conoscenza della normativa (campione intervistato) e il 99% che la stessa preveda il pagamento dei sacchetti.

La normativa è percepita come obbligatoria senza un particolare impatto sull’immagine dell’insegna.

Gli alto-acquirenti di ortofrutta mostrano maggiore condivisione della normativa che prevede l’introduzione di sacchetti in bioplastica, in quanto la considerano un incentivo a comportamenti ambientalmente virtuosi (il 14% in più rispetto alla media degli italiani).

La percezione che questi sacchetti rendano frutta e verdura più care invece riguarda soprattutto i basso-acquirenti del comparto (7% in più vs media italiani).

Nessuno dei due gruppi di acquirenti (alto e basso), dichiara di aver cambiato le proprie abitudini di acquisto nell’ultimo anno.

La lettura di questo dato è che in realtà l’introduzione dei biosacchetti a pagamento non abbia affatto compromesso l’andamento del comparto, bensì che i 12 milioni di basso-acquirenti di prodotti ortofrutticoli siano già da tempo più orientati al peso imposto per motivi di praticità e risparmio.

Nel contesto di un Paese che si dichiara virtuoso e attento alle tematiche di sostenibilità ambientale (il 92% delle volte la base di acquirenti di ortofrutta si impegna nella raccolta differenziata, il 90% delle volte porta borse da casa nei negozi della GDO per evitare di sprecare i sacchetti usa e getta, etc.), le motivazioni che spingono le famiglie ad acquistare i prodotti sfusi sono principalmente quelle di evitare sprechi (25%) rispettare l’ambiente (20%) e risparmiare sul costo del prodotto (18%)

Il messaggio chiave (conclude la ricerca Nielsen) è quindi palesemente quello di lavorare sul miglioramento del servizio correlato al prodotto sfuso: dall’irrobustimento dei sacchetti bio (suggerita dal 69% del campione) alla diversificazione dei formati per permetterne il riciclo come sacchetti dei rifiuti organici (suggerita dal 64%), …

Da questa ricerca emergerebbe che lo spostamento di acquisti verso il “confezionato” a seguito dell’introduzione della normativa inerente il pagamento dei sacchetti non influisca direttamente sull’aumento dei consumi di ortofrutta confezionata, ma che sia il servizio e la praticità a spostare i consumi …