Il mondo del retail sta vivendo una rivoluzione silenziosa ma potentissima.
Il 16 ottobre 2025, Walmart ha annunciato una partnership strategica con OpenAI, introducendo una nuova modalità di acquisto basata sull’intelligenza artificiale generativa: nasce l’Agentic Commerce.
Puoi leggere l’annuncio in inglese direttamente qui sul sito Walmart
Cos’è l’Agentic Commerce?
È un nuovo paradigma in cui l’AI non si limita a rispondere alle richieste, ma anticipa i bisogni, pianifica e agisce in autonomia.
Grazie all’integrazione con ChatGPT, gli utilizzatori possono:
- Acquistare direttamente tramite conversazione.
- Ricevere suggerimenti personalizzati.
- Finalizzare ordini senza navigare tra cataloghi o filtri.
Ecco un’immagine che illustra il concetto di Agentic Commerce

🔹 Al centro c’è un agente AI che funge da intermediario tra il consumatore e il mondo digitale.
🔹 A sinistra, il consumatore esprime bisogni o desideri (es. “voglio un regalo per un’amica appassionata di cucina”).
🔹 A destra, l’agente interagisce con piattaforme e servizi (e-commerce, recensioni, social media, fornitori) per trovare, negoziare e acquistare il prodotto ideale.
🔹 Elementi chiave: automazione, personalizzazione, decisioni autonome, interfacce conversazionali.
Acquisti via ChatGPT: un’esperienza fluida e naturale
Con il sistema Instant Checkout (realizzato con Stripe azienda statunitense che fornisce un’infrastruttura software che permette a privati e aziende di inviare e ricevere pagamenti via internet), gli acquirenti di Walmart e Sam’s Club possono:
- Pianificare la spesa settimanale.
- Riordinare prodotti abituali.
- Scoprire nuovi articoli in base alle preferenze raccolte.
- Pagare e ricevere conferma direttamente nella chat.

Sparky: il tuo assistente AI personale
Walmart ha anche lanciato Sparky, un assistente GenAI che:
- Sintetizza recensioni.
- Suggerisce prodotti per eventi specifici.
- Aiuta a confrontare articoli e pianificare acquisti.
- Presto sarà multimodale: comprenderà testo, immagini, audio e video.

L’AI nella filiera: moda, logistica e customer care
L’intelligenza artificiale è già integrata in molte aree operative di Walmart:
- Moda: il tool “Trend-to-Product” riduce i tempi di produzione da 6 mesi a 6-8 settimane.
- Logistica: AI e automazione migliorano la previsione della domanda e la gestione degli inventari.
- Customer Care: i tempi di risoluzione delle richieste sono stati ridotti del 40%.
Formazione e cultura AI
Walmart investe anche nella formazione interna:
- Adozione di ChatGPT Enterprise.
- Programmi di certificazione OpenAI per i dipendenti.
- Promozione dell’alfabetizzazione AI in tutta l’organizzazione.

Perché è una svolta?
Questa partnership non è solo una novità tecnologica: è una ridefinizione dell’esperienza d’acquisto.
L’AI diventa un agente autonomo, capace di semplificare, personalizzare e anticipare ogni fase del customer journey.
Walmart non sta seguendo il trend: lo sta modellando.
E con OpenAI, sta costruendo un futuro dove l’eCommerce sarà AI-native, conversazionale e predittivo.
“Siamo entusiasti di collaborare con Walmart per rendere gli acquisti quotidiani un po’ più semplici. È solo uno dei modi in cui l’intelligenza artificiale aiuterà le persone ogni giorno nell’ambito del nostro lavoro insieme”.
Sam Altman, cofondatore e CEO di OpenAI

Rischi per i consumatori
- Dipendenza dall’AI per decisioni di acquisto
- L’AI può influenzare le scelte in modo invisibile, suggerendo prodotti in base a criteri non sempre trasparenti (es. margini di profitto, accordi commerciali, privilegio verso brand o esclusione di altri).
- Rischio di riduzione della capacità critica del consumatore.
- Privacy e uso dei dati
- L’agente AI apprende dalle abitudini di acquisto, preferenze e conversazioni.
- Potenziale uso eccessivo o improprio dei dati personali per profilazione o pubblicità mirata.
- Scarsa trasparenza
- I criteri con cui l’AI seleziona, raccomanda o acquista prodotti potrebbero non essere chiari.
- Difficoltà nel capire se una scelta è davvero “migliore” o semplicemente “più conveniente per il venditore”.
- Errore o abuso dell’automazione
- Acquisti errati o non desiderati se l’AI interpreta male le intenzioni.
- Rischio di frodi se l’agente viene compromesso.
Rischi per la libertà di scelta
- Filtraggio algoritmico
- L’AI potrebbe mostrare solo una selezione limitata di prodotti, escludendo alternative valide.
- Possibile monopolizzazione dell’offerta da parte di grandi brand.
- Standardizzazione delle esperienze
- Le raccomandazioni personalizzate possono portare a una “bolla di consumo”, dove si vedono solo prodotti simili a quelli già acquistati.
- Limitazione della concorrenza
- Piccoli venditori o prodotti di nicchia potrebbero essere penalizzati se non integrati nei sistemi AI.

Domande aperte e riflessioni
È possibile disattivare o modificare il comportamento dell’agente?
Chi controlla l’agente AI? Il consumatore o il venditore?
Come vengono gestiti i conflitti di interesse?
Sul tema di un ruolo del retail che non sia solo efficiente, ma anche giusto, umano e trasparente ovvero un retail dove l’AI è strumento non sovrano, segnalo il post su LinkedIn di Giorgio Santambrogio.
Alcuni spunti chiave che ha toccato sono:
- Algocrazia: il rischio che gli algoritmi diventino arbitri silenziosi delle decisioni economiche, sociali e culturali. Un potere tecnocratico che può sfuggire al controllo democratico.
- Algoretica: la necessità di sviluppare un’etica che interroghi gli algoritmi, ne chieda conto, ne limiti l’opacità e ne garantisca la responsabilità. Un pensiero che si allinea con quello di Padre Benanti (consigliere di Papa Francesco), che ha saputo portare questi temi anche all’attenzione del governo italiano.
- Fedeltà ai valori dell’insegna: in un mondo sempre più automatizzato, il ruolo umano di imprenditori e manager come custodi di valori, identità e scelte responsabili diventa ancora più cruciale.
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