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Nel 2021 discount, drug e e.commerce cresceranno ancora. Per gli altri sarà molto dura

di Luigi Rubinelli

Anche nell’era covid qualche previsione va pur fatta. Se nel 2020:

  • I discount hanno registrato un + 8,7% delle vendite
  • Gli specialisti drug hanno incrementato del 6,6
  • Il vicinato ha visto un +5,6%
  • Gli ipermercati hanno perso il 3,4
  • La Gdo nel suo complesso ha fatto +5%
  • L’e.commerce il +140%

Nel 2021 pur con:

  • Il crollo dell’away from home
  • L’aumento dei prodotti preparati in casa
  • Il cambiamento dei comportamenti di acquisto e di consumo in generale
  • La controcifra rispetto al 2020 sarà una doccia ghiacciata con questi risultati:
  1. Gdo nel suo insieme            -1,6%
  2. ipermercati                          -1,5%
  3. supermercati                       -4,1%
  4. libero servizio                      -8,3%
  5. discount                               1,8
  6. specialisti drug                     2,9
  7. e-commerce                        61,6%

E questa la distribuzione dei risultati per aree, senza e.commerce:

  1. nord-ovest                            -2,2%
  2. nord-est                                -2,1
  3. centro                                  -2,7%
  4. sud                                       -3,4%

Fonte: Coop su dati Nielsen

Come si vede e.commerce, discount e drug resisteranno. Per gli altri canali l’è dura…

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Couche-Tard rinuncia a Carrefour dopo il «no» di Parigi?

Decisivo il no del governo francese nonostante le rassicurazioni del gruppo canadese.

Carrefour – Couche-Tard

L’opposizione del governo francese al cambio di proprietà dei supermercati Carrefour sortisce il suo effetto: Couche-Tard, il gruppo canadese che ha presentato un’offerta da 16,2 miliardi di euro per rilevare il Carrefour, avrebbe deciso di interrompere le trattative.

A rivelarlo sono il Financial Times  e Bloomberg.

Alain Bouchard

Ieri il presidente di Couche-Tard, Alain Bouchard, ha incontrato il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire per cercare di convincerlo a dare il suo benestare all’operazione.

Bouchard, scrive il quotidiano economico britannico, avrebbe manifestato, in particolare, la volontà del gruppo di effettuare un investimento di 3 miliardi di euro nei prossimi 5 anni e di non toccare ai livelli occupazionali per due anni.

Inoltre, secondo Bloomberg, Bouchard propone anche le quotazioni del titolo sia in Canada che in Francia.

La posizione assunta dal governo francese di Emmanuel Macron, scrive il Financial Times, “è in contrasto con l’immagine favorevole alle imprese che da tempo cercava di proiettare“.

Ma con le elezioni presidenziali in arrivo il prossimo anno, è troppo rischiosa un’operazione che prevedrebbe l’acquisto da parte di un gruppo straniero del più grande datore di lavoro del settore privato in Francia.

Secondo una fonte vicino al dossier citata dal Financial Times il governo francese “indebolito dalle critiche sulla gestione della pandemia e della crisi economica sta reagendo in modo difensivo.

È un calcolo puramente politico.

Sempre secondo Financial Times i tre maggiori azionisti di Carrefour (Bernard Arnault, la famiglia Moulin e il gruppo Galeries Lafayette), che insieme controllano circa il 23% del capitale, erano disponibili a vendere le loro quote per facilitare l’accordo.

Secondo fonti francesi lo scenario è quello rappresentato nella foto che segue (favorevoli e contrari)

Chi è Alain Bouchard ?

Alain Bouchard è figlio di un piccolo imprenditore del Québec, guarda caso, la regione del Canada in cui si parla un francese talvolta bizzarro, prodotto di una grammatica e di una pronuncia che risalgono ai secoli in cui il Grande Nord era battuto da cacciatori di pellicce e pescatori di salmoni arrivati dalla Bretagna.

Alain Bouchard di Laval, 71 anni, quattro figli e – scrivono i giornali d’Oltreoceano – una timidezza che nasce da un limite: ancora oggi Bouchard non si sente a proprio agio con l’inglese ed evita le interviste nella lingua di Shakespeare.

Questo gap non gli ha impedito di diventare, già un paio d’anni fa, “mister 5 miliardi” di dollari, grazie al controllo di un impero della grande distribuzione che si estende dagli Stati Uniti a Hong Kong, passando dall’Irlanda, dalla Scandinavia e dalla Polonia: 130mila dipendenti in 27 Paesi.

Niente male per l’ex garzone di bottega costretto presto a rimboccarsi le maniche, dopo il fallimento dell’impresa di papà.

Aveva solo nove anni, ma anche un paio di idee cresciute con lui alla periferia di Montréal.

La prima: non sono fatto per campare sotto un padrone.

Una lezione imparata osservando le umiliazioni del padre, camionista per necessità.

La seconda, un’intuizione che si rivela preziosa: sviluppare il business dei dépanneur, ovvero le stazioni di servizio che sorgono nell’immensa natura canadese, dove, quando ti fermi per fare il pieno, è saggio fare provviste o mangiare un boccone, perché non sai qual che ti aspetta.

Il re dei minimarket

A 24 anni Alain Bouchard approda come garzone di bottega in una stazione di servizio.

Cerca di coinvolgere il titolare del suo chiosco nell’acquisizione di 50 negozi, ma il padrone di Provisoir si tira indietro.

E allora fa da solo: prima un chiosco, poi un un altro, acquistato con i proventi del secondo lavoro, l’agente immobiliare.

A quel punto lo aiuta la fortuna di vivere in una terra di opportunità, a un passo dal sogno americano.

Trova i soldi per inaugurare una piccola catena da 11 esercizi, cresciuti al fianco dei distributori di benzina aperti 24 ore su 24 che vendono i prodotti essenziali: dal pane alle sigarette, fino al quotidiano della sera che ti sei dimenticato di comprare perché sei “Couche-Tard”, come Alain Bouchard battezza la mini-catena (un termine francese simile al nostro “nottambulo” … un “tira tardi”). 

Couche-Tard Logo

Certo, vista con gli occhi di oggi, sembra una banalità.

Ma anche in Italia, all’epoca, non era così facile procurarsi un pacchetto di sigarette, o tanto meno un quotidiano.

A quel tempo non c’erano internet e lo streaming.

L’ascesa di Alain Bouchard

È questa l’idea di business da cui, mattoncino dopo mattoncino, è cresciuta, con un’ossessiva attenzione al cliente e forti incentivi ai dipendenti, l’impresa di monsieur Bouchard.

Uno per cui – terza regola – chi lavora in settori come la grande distribuzione deve comportarsi come un ciclista: quando smetti di pedalare, rischi di cadere.

Di qui una lunga serie di acquisizioni.

Perché, come si legge nella sua autobiografia, “in un’impresa non esiste il surplace: o si va avanti, o si torna indietro. È sempre necessario cambiare, trasformarsi, innovare”.

Si spiega così la sua marcia, spesso trionfale: nel 1999 compra Silcorp, una catena di 98 punti vendita in Ontario.

Nel 2003 sbarca a New York con l’acquisto di Circle K, raddoppiando così il fatturato.

Nel 2012 attraversa l’oceano per comprare la catena di distributori di Statoil, la compagnia petrolifera di Stato norvegese (oggi Equinor).

Intanto guarda all’Asia, partendo da Circle Hong Kong, e si concede una catena di fast food in patria.

Entra anche in un mercato assai promettente: quello della cannabis, legale da quelle parti, attraverso l’etichetta Fire & Flowers.

Bouchard Carrefour

A fine dicembre Alain Bouchard si è messo in testa di risvegliare Carrefour.  

Una preda all’apparenza troppo grossa, ma guai a sottovalutare l’ex garzone che ha costruito un gruppo con 9.200 punti vendita, di cui 8mila stazioni di servizio.

Più piccolo, certo, rispetto al gigante francese, per giro d’affari (48,6 miliardi di euro contro 80,7) e per dimensioni (130 mila dipendenti contro 320mila), ma capace di guadagnare assai di più: 2 miliardi contro 1,3.

Tanto da vantare una capitalizzazione di 30 miliardi di euro, contro soli 12,7 di Carrefour.

La proposta ed i tentativi però hanno trovato l’opposizione del governo francese e pare quindi che il nostro ardito bottegaio rinunci all’affare.

Couche-Tard è il leader nel settore dei minimarket canadesi. Negli Stati Uniti, è il più grande operatore indipendente di minimarket in termini di numero di negozi gestiti dall'azienda. In Europa, Couche-Tard è leader nella vendita al dettaglio di carburanti per minimarket e trasporti stradali nei paesi scandinavi (Norvegia, Svezia e Danimarca), nei paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), nonché in Irlanda, e ha un presenza importante in Polonia.

All'11 ottobre 2020, la rete di Couche-Tard comprendeva 9.261 negozi di alimentari in tutto il Nord America, inclusi 8.085 negozi con erogazione di carburante per il trasporto su strada. La sua rete nordamericana è composta da 18 unità operative, di cui 14 negli Stati Uniti che coprono 47 stati e 4 in Canada che coprono tutte le 10 province. Circa 109.000 persone sono impiegate in tutta la sua rete e negli uffici di servizio in Nord America.

In Europa, Couche-Tard gestisce un'ampia rete di vendita al dettaglio in Scandinavia, Irlanda, Polonia, Paesi Baltici e Russia attraverso 10 unità aziendali. A partire dall'11 ottobre 2020, la rete di Couche-Tard comprendeva 2.722 negozi, la maggior parte dei quali offre carburante per il trasporto su strada e prodotti pronti, mentre gli altri sono stazioni di rifornimento automatizzate senza personale che offrono solo carburante per il trasporto su strada. Couche-Tard offre anche altri prodotti, tra cui carburante per aviazione ed energia per motori stazionari. Includendo i dipendenti dei negozi in franchising di marca, circa 22.000 persone lavorano nella sua rete di vendita al dettaglio, nei terminali e negli uffici di servizio in tutta Europa.
Inoltre, in base ad accordi di licenza, più di 2.220 negozi sono gestiti con il banner Circle K in altri 15 paesi e territori (Cambogia, Egitto, Guam, Guatemala, Honduras, Hong Kong, Indonesia, Giamaica, Macao, Messico, Mongolia, Nuova Zelanda , Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Vietnam), che porta la rete totale mondiale a oltre 14.200 negozi.
(fonte Couche-Tard annuncio accordo per acquisto azioni Carrefour)
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Walmart si unisce alla tendenza del eCommerce live streaming con TikTok

Walmart TikTok

Walmart investe molto in innovazione allo scopo di creare esperienze coinvolgenti per i suoi clienti. 

Nell’ultimo anno Walmart è stato molto impegnato sul fronte Social, dove ha continuato a far crescere la sua presenza creando post e sfide con specifici hashtag su tutte le principali piattaforme.

Su TikTok ha già oltre 551.000 followers e oltre 3 milioni di “mi piace” e pubblica costantemente contenuti. 

In collaborazione con questo social, Walmart a fine anno, ha creato il primo evento “live streaming di vendita” con TikTok negli Stati Uniti.

Cosa significa per i clienti? 

In un momento in cui il coronavirus ha portato un numero record di consumatori online anziché al centro commerciale, il live streaming sta riempiendo il vuoto sociale.

Durante il live streaming di Walmart, la comunità di TikTok ha potuto acquistare articoli di moda Walmart presenti nei contenuti di alcuni dei creatori più famosi dell’app direttamente dalla piattaforma.

I 10 creatori di TikTok, tra cui Michael Le ( @justmaiko ), un ballerino con 43 milioni di follower, hanno dato vita ad uno spettacolo chiamato “Holiday Shop-Along Spectacular”.

Gli artisti hanno condiviso le loro preferenze di moda ed hanno sfoggiato i look che possono essere trovati su Walmart e che erano immediatamente acquistabili sulla piattaforma. 

I marchi presentati includevano Champion, Jordache, Kendall + Kylie e marchi del distributore Walmart, tra cui Free Assembly, Scoop e Sofia Jeans.

Man mano che i prodotti venivano visualizzati sullo schermo, comparivano dei pin che i clienti potevano toccare per aggiungere l’articolo al loro carrello. 

I Clienti venivano quindi indirizzati a completare l’esperienza con un pagamento mobile. 

In alternativa, i clienti potevano scegliere di toccare un segnaposto del carrello alla fine dell’evento per esaminare tutti gli articoli presenti e selezionare ciò che desiderano acquistare.

“Siamo entusiasti di avere l’opportunità di essere in prima linea in questa innovazione in un live streaming shoppable – il primo su TikTok negli Stati Uniti” (dichiarano da Walmart)

“Questa attività ci offre un nuovo modo di interagire con i Clienti e raggiungere potenziali nuovi clienti… “

L’ eCommerce live streaming accorcia la distanza dall’ispirazione all’acquisto, rendendo più smart l’acquisto stesso.

Sono ormai molte le soluzioni che vanno in questa direzione e molte le aziende che utilizzano “presentazioni live” per la vendita di prodotti. 

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NRF2021 quest’anno raddoppia

UN MONDO CHE OGNI SECONDO CAMBIA

RICHIEDE UN SECONDO SPETTACOLO

NRF2021 Banner

Il grande evento del Retail (Retail Big Show) che si svolge ogni anno a New York, organizzato dalla National Retail Federation (NRF), quest’anno raddoppia.

Uno spettacolo virtuale a Gennaio e uno spettacolo di persona a New York City a Giugno.

Da sempre il Retail Big Show è il luogo dove chi opera nel Retail può vedere le novità del settore, cogliere le prospettive, fare networking e valutare a quali cose dare maggiore attenzione. 

Ma oggi il mondo e il mondo della vendita al dettaglio, sono cambiati radicalmente. 

Per stare al passo con la nuova velocità del cambiamento diventa importante incontrarsi più spesso, prestare maggiore attenzione ed essere più “veloci”.

Ecco perché nel 2021, invece di avere un solo grande evento per il Retail, ne avremo due. 

Questo secondo evento a Giugno è anche una scommessa sulla ripresa e sul futuro dei vaccini e delle relazioni.

Gli appuntamenti quindi sono due, il primo sarà un grande network virtuale il secondo un expo che si spera rappresenti il momento della ripartenza per tutti.

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PERCHÉ PARTECIPARE NRF 2021 – CAPITOLO 1 l’evento virtuale ?

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Tutto nell’attesa dell’evento di Giugno 2021

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Proroga a data da destinarsi per la lotteria degli scontrini

Proroga Lotteria Scontrini

L’attesa di informazioni in merito alla “lotteria degli scontrini” ha trovato una risposta “parziale”.

Oggi si legge sul sito www.lotteriadegliscontrini.gov.it un comunicato che “rimanda a data da destinarsi la NUOVA DATA di inizio della lotteria degli scontrini

ECCO il comunicato:

Slitta di qualche settimana l’avvio della lotteria: lo schema di decreto mille proroghe affida la definizione della data di avvio a un provvedimento a doppia firma dei vertici dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e dell’Agenzia delle entrate.

Chi vende avrà così qualche settimana in più per adeguare il software del registratore di cassa telematico e chi compra avrà più possibilità di partecipare alla lotteria.

dal Sito Lotteria degli scontrini del Governo
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Lotteria degli scontrini spostata al 1 febbraio ?

Milleproroghe proroga anche la lotteria degli scontrini

Stando al SOLE 24 ORE nel decreto milleproroghe approvato d’urgenza nel Consiglio dei ministri del 23 dicembre è stata inserita una mini proroga della lotteria degli scontrini.

Al momento la partenza della lotteria degli scontrini sarebbe stata spostata al 1° febbraio 2021 così da concedere qualche settimana in più agli esercenti per adeguare i registratori di cassa.

In questa direzione va letta anche l’altro mini differimento al 1° marzo 2021 per il via alle segnalazioni al Fisco da parte dei contribuenti di quegli degli esercenti che non rilasceranno lo scontrino impedendo ai cittadini di partecipare alle estrazioni settimanali, mensili e annuali.

Non è escluso però che in queste ultime ore che separano il testo del decreto legge approvato il 23 dicembre in Cdm e il suo approdo sulla Gazzetta Ufficiale, ora fissato al 30 dicembre 2020, quel termine del 1° febbraio possa anche diventare 1° marzo 2021 e a seguire il via delle segnalazioni possa slittare ancora più avanti al 1° aprile 2021. 

Aggiornamento al 1 gennaio 2021: “posticipata a data da destinarsi l’inizio della lotteria degli scontrini”

vedi dettagli al link
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Ristorazione aliquota iva del 10% solo se c’è somministrazione non per ordini con APP.

Parere negativo dell’Agenzia delle entrate all’ IVA 10% per ordini via APP nei punti vendita della ristorazione. Non c’è somministrazione !

A chiarirlo è l’Agenzia delle Entrate con la risposta all’interpello numero 581 del 14 dicembre 2020.

IVA ristorazione, aliquota del 10% per ordini via app? 

Solo se ci sono tutti i presupposti per stabilire che si tratta di una somministrazione, altrimenti è necessario applicare l’aliquota ordinaria del 22% o comunque specifica del prodotto per la vendita di cibi e bevande. .

bottles of wine in wooden box arranged on table
Photo by Hernán Santarelli on Pexels.com

Vengono ribadite e chiarite nel dettaglio le regole da seguire per il giusto trattamento IVA da applicare ai servizi di ristorazione, ma non c’è alcun riferimento alla possibilità di procedere con un’aliquota unica del 10% in questo periodo di emergenza coronavirus, così come chiarito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze lo scorso 18 novembre 2020 durante le interrogazioni a risposta immediata presso la Commissione Finanze della Camera.

L’eccezione alla regola che permette di prevedere un’IVA ridotta anche per asporto e consegna a domicilio da parte dei ristoranti nasce in seguito alle restrizioni imposte dalla seconda ondata di contagi che limitano le attività di bar e ristoranti sia per quanto riguarda l’orario che per quanto riguarda le modalità.

Ma l’Agenzia delle Entrate sembra non considerare in nessun modo questa possibilità !!!

La richiesta all’Agenzia delle Entrate

L’attenzione sull’IVA ristorazione, tema controverso, si riaccende con la richiesta di chiarimenti che arriva dall’Agenzia delle Entrate da parte di una società che gestisce diversi ristoranti sotto un unico marchio.

In questo periodo di emergenza coronavirus, è stata introdotta un’applicazione per la gestione dei tempi di attesa in coda da remoto e l’effettuazione degli ordini.

L’app funziona come segue:

  • il cliente sceglie uno dei ristoranti tra quelli disponibili;
  • dopodiché indica i prodotti alimentari e le bevande da ordinare, con eventuale personalizzazione;
  • sceglie, poi, la modalità di ritiro dei prodotti selezionati:
    • consegna alla cassa del ristorante;
    • servizio al tavolo del ristorante;
  • procede con il pagamento dell’ordine mediante strumenti di pagamento elettronici.

Alla luce di questa innovazione introdotta, la società si rivolge all’Agenzia delle Entrate per verificare se all’ordine tramite app può essere applicata l’aliquota del 10% prevista per la somministrazione dei cibi e bevande o bisogna considerare l’aliquota ordinaria del 22% o comunque specifica del prodotto.

Dipende, si legge nei chiarimenti forniti con la risposta all’interpello numero 581 del 14 dicembre 2020:

“Nei casi di consumo dei prodotti presso i locali dell’Istante a seguito dell’ordine effettuato tramite l’Applicazione, si ritiene che l’operazione possa essere qualificata come una somministrazione di alimenti e bevande con applicazione dell’aliquota ridotta del 10 per cento prevista dal n. 121), della Tabella A, parte III, allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 633.

Diversamente, nei casi di asporto dei prodotti, qualora il consumo non avvenga presso i locali dell’Istante, le cessioni degli alimenti e delle bevande devono essere valutate separatamente dal punto di vista dell’applicazione dell’IVA e assoggettate ciascuna all’aliquota propria (ridotta o ordinaria), dovendosi altresì escludere che una delle cessioni di beni inserite nella confezione configuri un’operazione principale, agli effetti dell’IVA, rispetto alle altre cessioni”.

Differenza tra somministrazione e vendita

Si tocca un punto controverso della normativa IVA: in alcuni casi il confine tra somministrazione e vendita è sottile e, come sottolinea la risposta all’interpello numero 581 del 14 dicembre 2020, “nell’ordinamento fiscale nazionale non esiste una compiuta definizione di somministrazione di alimenti e bevande che consente di individuare incontrovertibilmente tale tipologia di prestazioni di servizi”.

Sul punto l’Agenzia delle Entrate si è espressa con il principio di diritto numero 9 del 22 febbraio 2019 per sottolineare la differenza tra cessione e somministrazione, che in linea generale presuppone la presenza dell’utilizzatore finale e uno spazio per il consumo di ciò che si acquista.

Il nuovo documento con i chiarimenti sull’aliquota iva da applicare alla ristorazione con ordini via app riporta anche alcune indicazioni della Corte di Giustizia UE:

In particolare, la Corte ha giudicato l’operazione di ristorazione come una prestazione di servizi solo se caratterizzata da una serie di elementi e di atti, dei quali la cessione di cibi rappresenta soltanto una parte e nel cui ambito risultano predominanti ampiamente i servizi, diversamente dal caso di un’operazione di mera cessione avente ad oggetto “alimenti da asportare non accompagnata da servizi volti a rendere più piacevole il consumo in loco in un ambiente adeguato”.

Di seguito alcuni elementi che possono essere determinanti per stabilire che si tratta di una somministrazione di cibi e bevande e non di una semplice cessione:

  • cottura dei cibi;
  • consegna materiale su un sostegno;
  • infrastruttura che comprende tanto una sala di ristoro con servizi annessi (come, ad esempio, quello di guardaroba) quanto arredi e stoviglie;
  • eventuale presenza di personale addetto ad apparecchiare i tavoli a consigliare il cliente, a fornirgli spiegazioni sulle vivande o sulle bevande proposte, a servire a tavola tali prodotti e infine a sparecchiare dopo il consumo.

Al contrario elementi basilari, come semplici banchi per il consumo, non sono determinanti per stabilire che si tratta di una somministrazione e che è possibile applicare un’IVA ridotta del 10% nell’ambito dei servizi di ristorazione.

Ci sono elementi che vanno considerati come prestazioni accessorie minime e non sono tali da modificare il carattere predominante della prestazione principale, cioè quello di una cessione”.

In sintesi, l’Agenzia delle Entrate chiarisce:

“Si rileva, pertanto, che al fine di qualificare un’operazione come un servizio di ristorazione, secondo il citato regolamento di esecuzione, deve essere preponderante la componente relativa ai servizi di supporto che consentono al consumatore finale il consumo immediato.

In base a quanto esposto, la sola fornitura di cibi e bevande nell’ambito dei servizi di ristorazione è considerata dal diritto comunitario, così come dalla prassi interna dell’Amministrazione finanziaria, una cessione di beni”.

concentrated asian couple using smartphones on bench
Photo by Samson Katt on Pexels.com

Nessuna eccezione nel periodo di emergenza coronavirus?

I chiarimenti che riguardano l’IVA da applicare agli ordini via app forniscono dettagli utili a orientarsi nella normativa di riferimento e nessuna sorpresa sulle regole che riguardano l’imposta sul valore aggiunto nell’ambito della ristorazione: aliquota ridotta al 10% per la somministrazione, ordinaria o comunque specifica del bene ceduto per la semplice cessione.

Ma la risposta all’interpello numero 581 del 14 dicembre 2020 ha una lacuna importante, che somiglia a una presa di posizione: non c’è alcun riferimento all’eccezione alla regola su cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha dato il via libera per questo periodo di emergenza coronavirus.

Durante interrogazioni a risposta immediata presso la Commissione Finanze della Camera del 18 novembre 2020, il sottosegretario al MEF Alesso Mattia Villarosa ha chiarito:

“Allo stato attuale, tenuto conto della riduzione dei coperti per il rispetto degli ingenti vincoli igienico sanitari per la somministrazione in loco degli alimenti, la vendita da asporto e la consegna a domicilio rappresentano modalità integrative mediante le quali i titolari dei suddetti esercizi possono svolgere la loro attività anche se dotati di locali, strutture, personale e competenze astrattamente caratterizzanti lo svolgimento dell’attività di somministrazione abitualmente svolta dagli stessi.

Alla luce di quanto suesposto entrambe le ipotesi possono rientrare nell’applicazione delle aliquote ridotte”.

Mattia Villarosa

Il silenzio dell’Agenzia delle Entrate su questo aspetto nell’esposizione delle regole IVA da applicare agli ordini via app nell’ambito della ristorazione fa supporre una posizione diversa rispetto al MEF.

Green Pea: il retail park sostenibile, l’ultima scommessa di Farinetti

Oscar Farinetti, già patron di Eataly, investe su un retail park green sviluppato su un’area di 15.000 mq realizzato a Torino, al Lingotto

Una nuova scommessa, conciliare il bello, il lusso ed il sostenibile. Cin uno spazio per “l’ozio creativo”

— Leggi su www.gdoweek.it/green-pea-il-retail-park-sostenibile-lultima-scommessa-di-farinetti/amp/

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Bancomat zero commissioni per pagamenti sotto i 5 euro

Bancomat, dal 1 Gennaio eliminate le commissioni per pagamenti fino a 5 euro

In Italia i pagamenti elettronici effettuati nei negozi rappresentano una bassissima percentuale.

Quelli al di sotto dei 5 euro, sono ancor più bassi: solo il 2,3% delle transazioni totali.

Spesso sono gli stessi clienti a non pensarci, dato che nel nostro Paese semplicemente non ci siamo abituati, ma ancor più spesso sono gli esercenti a fare di tutto per non accettare questo tipo di pagamento per piccolissime cifre come, ad esempio, per un caffè ed il motivo è piuttosto semplice: le commissioni bancarie.

Il comunicato di Bancomat SpA

In data 4 dicembre 2020 Bancomat S.p.A. ha emesso un comunicato che sottolinea un momento storico di svolta, che pare voler avvicinare l’Italia al resto dell’Unione Europea, in cui l’usanza di pagare praticamente tutto tramite carta è ormai diffusa da molto tempo.

La società Bancomat Spa ha finalmente scelto di azzerare le commissioni per tutti i pagamenti di importi piccoli, inferiori ai 5 euro (nei confronti delle Banche).

“A partire dal 1 gennaio 2021 fino al 31 dicembre 2023, le transazioni effettuate sul circuito PagoBANCOMAT per pagamenti con importo fino a 5 euro saranno a zero commissioni pagate dalle Banche.

Fonte comunicato stampa Bancomat S.p.A.

È importante tenere a mente alcune differenze: Bancomat, Visa e Mastercard, tanto per citare i più famosi nel nostro Paese, sono tre circuiti differenti e numerosissime carte che operano sugli ultimi due circuiti citati, non offrono la possibilità di operare sul primo.

Per assicurarvi che la vostra carta consenta all’esercente di accettare il pagamento, senza ulteriori commissioni a suo carico, dovrete quindi semplicemente accertarvi che riporti il logo “PagoBancomat”.

Insieme alla Lotteria degli scontrini, al cashback di Natale ed al cashback di Stato, questa novità rappresenta un passo più che significativo verso un avanzamento tecnologico e di mentalità, sperando che questo spiani ancor di più la strada per la lotta all’evasione fiscale e soprattutto garantisca una sicurezza sempre maggiore per i cittadini, che non hanno (o quantomeno non dovrebbero avere) più l’obbligo di girare col contante in tasca, anche per una piccola spesa.

white ceramic mug with brown liquid
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I NUMERI BANCOMAT DEL 2020

 34 milioni di CARTE IN CIRCOLAZIONE

1,45  miliardi di PAGAMENTI per un valore di circa 84 miliardi di euro

Oltre 650 milioni di PRELIEVI per un valore di 143 miliardi di euro

46,5 mila terminali ATM

2,1 milioni di terminali POS

BANCOMAT S.p.A.

BANCOMAT S.p.A. gestisce i circuiti di prelievo e pagamento più diffusi e conosciuti in Italia, identificati dai marchi BANCOMAT®, PagoBANCOMAT® e BANCOMAT Pay®.

Con una quota di mercato di circa l’80% è il leader del mercato dei pagamenti con carta di debito in Italia, con circa 2,5 miliardi di operazioni di pagamento e prelievo per un valore di oltre 252 miliardi di euro su base annua e circa 34 milioni di carte in circolazione.

È partecipata da 125 banche italiane, che fanno parte delle oltre400 che utilizzano i suoi servizi.

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Tutti pazzi per gli abbonamenti, ecco Hy-Vee Plus Premium

presentazione Membership

Sempre più retailers lanciano programmi di abbonamento (sulla scia di quanto fatto a suo tempo da Amazon) e cercherò di fare una serie di post sull’argomento.

Cominciamo dallo storico retailer americano Hy-Vee, che ha recentemente introdotto l‘abbonamento premium Hy-Vee Plus, per i suoi clienti, allo scopo di fidelizzarli con ulteriori risparmi, vantaggi e servizi esclusivi in tutti i negozi ed online.

L’iscrizione al programma costa $ 99 all’anno.

L’abbonamento premium Hy-Vee Plus conferirà vantaggi esclusivi come offerte mensili e coupon selezionati; consegna gratuita di generi alimentari Hy-Vee Aisles Online (un risparmio di $ 9.95 per ordine); pick-up espresso gratuito Hy-Vee Aisles Online di due ore (un risparmio di $ 9.95 per ordine).

fonte Hy-Vee
esempio di risparmio con abbonamento premium

Tanti vantaggi esclusivi

alcuni vantaggi per i membri premium

Oltre al risparmio per il costo della consegna (ordine minimo però 30 dollari) altri vantaggi iniziali dell’abbonamento premium Hy-Vee Plus sono:

  • Risparmio sul costo del carburante presso le loro pompe di benzina
  • Prelievo espresso gratuito di due ore: i membri hanno gratuitamente il ritiro in store entro due ore dall’ordine fatto Online.
  • Servizio di accesso/concierge red line: i membri avranno accesso esclusivo a “Red Line”, un numero di telefono a cui risponde personale esperto e servizio con funzioni di personal shopper per supportare gli acquisti on-line.
  • Offerte e offerte mensili esclusive: ogni mese, i membri godono di offerte esclusive
    • Ad esempio, a dicembre, i membri ottengono sconti del 20% sulle calzature DSW (Designer Shoe Warehouse), sull’abbigliamento Joe Fresh, sugli acquisti floreali e altro ancora. I membri riceveranno anche un articolo selezionato gratuito ogni mese; a dicembre, i membri ricevono un bouquet floreale stagionale gratuito.

Per diventare un membro, il cliente deve avere un account Hy-Vee attivo.

Hy-Vee

Chi è Hy-Vee

Hy-Vee  è una catena di supermercati del Midwest degli Stati Uniti, con 240 punti vendita in otto stati del Midwest, tra cui Illinois, Iowa, Kansas, Minnesota, Missouri, Nebraska, South Dakota e Wisconsin. (fonte sito Hy-Vee)

90 anni di Hy-Vee

Hy-Vee è stata fondata nel 1930 da Charles Hyde e David Vredenburg a Beaconsfield Iowa, in un piccolo edificio in mattoni noto come Beaconsfield Supply Store, che è elencato nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici.

l’edificio del primo punto vendita Hy-Vee

Nel 1975 ha aperto il suo 100 ° negozio che fu anche il primo a utilizzare registratori di cassa elettronici.

I punti vendita più grandi di Hy-Vee sono supermercati con servizio completo panetteria, gastronomia, corner floreali, sala da pranzo, assortimenti di vino e liquori, corner farmaceutico, ed in alcuni casi cliniche sanitarie, HealthMarkets (prodotti naturali e biologici) e chioschi di caffè (Caffè Caribou e Starbucks). 

Starbucks presenti nei punti vendita

L’azienda dispone anche di stazioni di rifornimento con minimarket, centri fitness e ristoranti a servizio completo.

pompa di benzina con annesso punto vendita Fast Fresh

Il più grande negozio di Hy-Vee ha aperto il 10 marzo 2015 a Bloomington, Illinois, con circa 10.000 metri quadrati di spazio commerciale. 

Hy-Vee Fast & Fresh

Hy-Vee Fast & Fresh

Nel 2018, è stato aperto il primo minimarket Hy-Vee Fast & Fresh a Davenport, Iowa.

Questi punti vendita alimentari oltre ad una selezione di prodotti freschi, latticini, carne e servizi di panetteria, offrono anche una stazione di servizio, pick-up Hy-Vee Aisles Online, pizza al forno a legna, sushi Nori, una stazione di birra artigianale, un corner di vini e liquori, pasti su ordinazione per il trasporto o la ristorazione, opzioni per pasti da asporto, Kit pasto Hy-Vee, uno Starbucks con un drive-through e molto altro.

 Hy-Vee HealthMarket – Il formato di vendita al dettaglio Lifestyle offre una serie di servizi per la salute

Anno 2020 stop al servizio h24

Il 10 febbraio 2020, i negozi di alimentari Hy-Vee hanno sospeso il servizio 24 ore su 24 nella maggior parte delle località.

I punti vendita Hy-Vee Fast & Fresh non lo offrivano già dalla loro apertura.

“La decisione di non rimanere più aperti 24 ore al giorno e di spostare i nostri orari di lavoro per allinearsi alle tendenze di acquisto dei consumatori ha creato un’opportunità per riorganizzare le nostre procedure di stoccaggio diurne e notturne”, ha spiegato Hy-Vee. 

“Questo farà la differenza per i nostri clienti, poiché la maggior parte delle nostre scorte verrà effettuata durante i periodi in cui i clienti non fanno la spesa, contribuendo a mantenere i nostri corridoi liberi dal disordine in modo che i clienti possano avere un’esperienza di acquisto più piacevole nei nostri negozi.”

Allo stesso tempo, le ridotte ore di shopping “ci hanno permesso di rivalutare il modo in cui gestiamo i nostri negozi in modo da poter diventare più efficienti”

Fonte dichiarazioni di Hi-Vee
principali dislocazioni dei Punti Vendita – fonte Facebook
Hy-Vee I nostri dipendenti agiscono come se fossero i proprietari

Classificazione: 4.5 su 5.