In evidenza

Il futuro del Retail per Walmart

Con il lancio dell’Intelligent Retail Lab (IRL) di Walmart si può parlare di una accelerazione nella applicazioni di intelligenza artificiale nel retail.

Slogan di Walmart per il progetto AI

L’Intelligent Retail Lab di Walmart serve al Retailer per imparare, implementare, testare e migliorare l’intelligenza artificiale in un contesto “reale” di un punto vendita ed è senza paragoni con altre sperimentazioni finora in atto.

Walmart ha creato il suo Intelligent Retail Lab in un punto vendita di oltre 4.500 mq. con più di 30.000 referenze, nel quale ha implementato telecamere, sensori ed hardware all’avanguardia.

Logo IRL Walmart – Intelligent Retail Lab

Secondo quanto da loro dichiarato questo ambizioso progetto posizionerà Walmart come leader mondiale nelle tecnologie di Intelligenza Artificiale applicate. (Guarda il filmato seguente)

Obiettivo di Walmart: promuovere l’innovazione nell’intelligenza artificiale

Walmart dichiara che “I progressi nella tecnologia dei sensori, nell’informatica e nel software ci hanno portato a un momento cruciale: il momento dell’Intelligenza Artificiale è arrivato, e questa tecnologia è pronta a trasformare l’esperienza di vendita e di relazione in negozio. I team di Walmart stanno lavorato per integrare l’intelligenza artificiale innovativa nella nostra attività quotidiana e l’IRL non fa eccezione.”

IRL interactive info screen

Walmart non ha tenuto nascosta questa sperimentazione, ma ha informato i Clienti di quello che sta facendo e mette tuttora a disposizione informazioni e consigli ai Clienti utili a spiegare la presenza della tecnologia nel punto vendita (per altro ben visibile) e la utilizza anche per fornire consigli ai Clienti.

IRL Centro di accoglianza

Walmart, sta velocemente analizzando e sfruttando l’esperienza operativa per valutare nuove soluzioni.

Nel processo di costruzione dell’IRL, (Intelligent Retail Lab) Walmart ha coinvolto tutti i collaboratori dei suoi punti vendita, per studiare ed identificare circa 300 casi possibili di uso dell’ Intelligenza Artificiale nei suoi negozi.

info point

In seguito, Walmart ha poi ridotto l’elenco iniziale non solo a ciò che era tecnicamente fattibile, ma a quello che avrebbe fornito il massimo valore a Walmart e ai suoi clienti. 

Obiettivo essere sia innovativi che pratici

Il progetto opera come una start up, in grado di assumersi più rischi ed essere più agile del colosso distributivo, ma allo stesso tempo è responsabile per Walmart di produrre vantaggi e rendimenti reali.

IRL Interactive Screen

Trasformare l’esperienza del cliente

IRL Levittown ingresso

Questa scelta significa che coloro che realizzano ed implementano la tecnologia devono affrontare una sfida molto più grande, dovendo convivere e confrontarsi in un punto vendita con parecchio traffico di Clienti ed aspettative già consolidate.

D’altra parte in questo modo l’IRL aiuterà Walmart ad imparare come rendere operativi e produttivi i modelli di intelligenza artificiale in un ambiente reale, in modo da poter creare soluzioni che funzionino nella realtà Walmart e su vasta scala, ovvero soluzioni facilmente estendibili a tutti i loro mercati (4700 negozi)

Quali tipi di applicazioni ci possiamo aspettare dall’intelligenza Artificiale ?

Le possibilità, a lungo termine, sono infinite. 

Ma anche a breve termine, IRL è stata in grado di identificare e sviluppare alcune applicazioni significative.

Intanto IRL raccoglie informazioni su ciò che sta accadendo all’interno del negozio attraverso una vasta gamma di sensori, telecamere e processori. 

Tutto questo hardware è collegato da cavi sufficienti per scalare il monte Everest cinque volte e potenza di elaborazione sufficiente per scaricare musica della durata di tre anni (27.000 ore) al secondo.

IRL Data Center

All’interno di IRL, stanno lavorando su una suite di prodotti. 

Alcuni sono progettati per tracciare e rifornire i prodotti, mentre altri rilevano la scadenza degli articoli. 

Altri ancora potrebbero accelerare l’esperienza di acquisto avvisando gli operatori di aprire più corsie di check-out o di garantire che gli ordini online siano pronti per il ritiro. 

IRL information screen

Tutte queste applicazioni lavorano insieme per garantire che i clienti abbiamo ciò che vogliono e quando lo desiderano.

Lungo la strada, (dichiara il Ceo dell’IRL) implementeremo e testeremo un’intera gamma di diversi tipi di sensori, dalle telecamere RGB alle fotocamere con rilevamento della profondità, alle celle di carico. 

Le tecnologie e le tecniche basate sull’intelligenza artificiale che utilizziamo includono la visione artificiale, l’apprendimento automatico e l’interpretazione collaborativa dei dati dei sensori. 

La nostra capacità di utilizzare l’intelligenza artificiale per il rilevamento e la risposta in tempo reale su larga scala ha come obiettivo avere un impatto diretto e immediato sul miglioramento dell’esperienza del cliente.

IRL inside the data center

Aiutare a costruire il futuro del retail

Il compito di IRL ora sarà quello di determinare quanto bene funzioni ciascuna di queste soluzioni e quanto siano scalabili rispetto ad altri luoghi ed altri contesti. 

In evidenza

Amazon aprirà un supermercato “tradizionale” nel 2020

Non apparterrà ne alla tipologia Amazon Go ne a quella di Whole Foods

Il primo dei “nuovi negozi alimentari” aprirà a Los Angeles, e avrà le casse “normali”. Sul sito della ricerca di personale di Amazon è già iniziata la selezione del personale. Quattro le figure professionali ricercate.

Nell’annuncio di ricerca del personale, Amazon dice chiaramente “unisciti a noi mentre lanciamo un nuovo negozio di alimentari Amazon a Woodland Hills. Siamo appassionati nel creare un’esperienza di acquisto che i clienti apprezzeranno... “

Così il colosso dell’e-commerce ritorna a “pensare” e “creare” soluzioni “tradizionali” rivolte al settore della grande distribuzione organizzata dopo l’operazione Whole Foods la catena di alimentari acquistata da Amazon due anni fa, e Amazon Go, i negozi dove si può entrare e uscire senza passare dalle casse perché il sistema di sensori e telecamere ed Alexa si occupano di “conteggiare” quello che i Clienti “acquistano”.

Jeff Bezos si prepara quindi a lanciare una terza catena di negozi a partire dal 2020 a Woodland Hills, un municipio di Los Angeles.

Possibile location Amazon

La notizia (confermata dall’inserzione citata all’inizio del post, che descrive come Amazon ricerchi persone che lavorino “nel primo negozio di alimentari di Amazon con sede a Woodland Hills) riguarda il fatto che sarà un marchio distinto da quello di Whole Foods e avrà una serie di casse da supermercato tradizionali (si parla chiaramente di compiti gestionali di cassa tradizionali).

Whole Foods ha una posizione salutista e attenta alla qualità del cibo, Amazon Go si rivolge ad una spesa “rapida” ed “essenziale” (quasi solo da consumo immediato) è evidente che Amazon sta ipotizzando di ampliare la sua offerta anche agli altri consumatori ed agli altri modi di fare acquisti con un punto vendita più tradizionale e con assortimenti che vadano oltre l’offerta”salutistica” di Whole Foods.

Cresce l’e-commerce ma chi fa questo di mestiere continua a ricercare anche punti di vendita e di contatto fisici. (Anche quest’anno a Milano Amazon aprirà il “loft” per il black Friday)

Caper: 10 milioni di dollari per sfidare Amazon Go

La software house di New York Caper attiva nella produzione di un “carrello della spesa intelligente” che vuole arrivare a fornire esperienze di acquisto innovative, semplici e automatizzate recentemente ha annunciato di aver chiuso un importante finanziamento di 10 milioni di dollari che porta a 13 milioni di dollari il capitale raccolto.

undefined

Il sogno di Caper

Il sogno di Caper è un carrello che usa la computer vision ed altri sensori per consentire ai clienti di scansionare rapidamente gli acquisti mentre li inseriscono nel carrello.

La startup afferma che la sua tecnologia potrebbe aiutare i supermercati a ridefinire processi di checkout più fluidi per i clienti.

Rispetto ad Amazon, che basa tutta la sua tecnologia su una complessa rete di telecamere e sensori che tracciano i comportamenti di acquisto del cliente nel punto vendita, la soluzione di Caper si concentra solo su ciò che sta accade all’interno del carrello di un Cliente.

Invece di monitorare un intero negozio, stiamo monitorando questo carrello molto piccolo. Il nostro calcolo è più veloce, le nostre telecamere sono molto più vicine e siamo in grado di scalare molto più velocemente perché non abbiamo bisogno di implementare alcuna infrastruttura all’interno del negozio ”, dichiara il co-fondatore York Yang.

Ma quanto costa?

Caper non ha mai precisato quanto costano questi carrelli per un negozio.

Alla domanda se il lancio sarebbe costato “migliaia, decine di migliaia o centinaia di migliaia di dollari”, Yang ha detto che un lancio completo in un negozio di alimentari “probabilmente sarebbe compreso tra centinaia di migliaia, anche se potrebbe essere inferiore”…

Com’è fatto Caper ?

Non va qui dimenticato che il primo negozio Amazon Go di Seattle ha richiesto hardware per un valore di 1 milione di dollari.

Caper non si aspetta che i retailer adottino “totalmente” i suoi carrelli della spesa ma che li introducano lentamente al fianco di quelli esistenti, offrendo ad una parte dei Clienti, una spesa più smart, un po’ come affiancare casse self alle tradizionali o il self scanning per i clienti che lo gradiscono.

Molto più che un “carrello”

Inoltre la soluzione che ha in testa Caper, non riguarda solo la tecnologia del “carrello” ovvero il lettore di carte di credito, lo scanner di codici a barre e le telecamere di riconoscimento delle immagini che rappresentano solo un aspetto iniziale del progetto.

Per Caper si tratta di razionalizzare il checkout e contemporaneamente, attraverso l’interfaccia del touch del carrello, gestire suggerimenti personalizzati, liste della spesa e ricette ovvero “costruire una piattaforma relazionale dedicata alle vendite in store”

Caper si era già messa in risalto a NRF2019 ma per la prossima edizione del 2020 sarà sicuramente alla ribalta, e non mancheremo di visitare un punto vendita che già utilizza questa tecnologia a Brooklyn 🙂

Invio Telematico Corrispettivi pubblicata la circolare che spiega i termini del Decreto Crescita

Dal sito dell’agenzia delle Entrare (comunicato stampa ufficiale)

Logo Agenzia delle Entrate

Dal 1° luglio gli operatori Iva con volume d’affari superiore a 400mila euro che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi dovranno rilasciare al consumatore finale, al posto dello scontrino o della ricevuta fiscale, un documento con valenza solo commerciale memorizzando e trasmettendo i relativi dati all’Agenzia delle Entrate (articolo 17 del Dl n. 119/2018). In alternativa all’utilizzo dei registratori di cassa telematici, sarà possibile memorizzare e trasmettere alle Entrate i dati dei corrispettivi giornalieri tramite il nuovo servizio web dell’Agenzia, disponibile nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi. Questi dati, come spiega la Circolare 15/E, possono essere inviati all’Agenzia delle Entrate entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione, come stabilito dal “Decreto crescita” (Dl n. 34/2019). Lo stesso decreto prevede che per i primi sei mesi dall’entrata in vigore del nuovo obbligo (1° luglio 2019 per i soggetti con volume d’affari superiore a 400mila euro e 1° gennaio 2020 per tutti gli altri) non si applicano le sanzioni in caso di trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Il nuovo servizio per i corrispettivi telematici – Il nuovo servizio è attivo all’interno dell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi e potrà essere utilizzato, oltre che da pc, anche tramite tablet e smartphone poiché la visualizzazione si adatta automaticamente al dispositivo in uso. Tramite la procedura web, i soggetti interessati potranno predisporre online un documento commerciale e allo stesso tempo memorizzare e inviare all’Agenzia delle Entrate i dati dei corrispettivi di ogni singola operazione effettuata. Per accedere al sistema è possibile utilizzare le credenziali Spid (Sistema pubblico di identità digitale), dei servizi telematici Entratel e Fisconline o la Carta Nazionale dei Servizi (Cns). Una volta entrato, l’operatore Iva che effettua la cessione o prestazione dovrà verificare i suoi dati già precompilati e inserire i dati relativi all’operazione effettuata (quantità, descrizione, prezzo unitario e aliquota Iva) e la modalità di pagamento (denaro contante o elettronico). Il documento potrà, quindi, essere stampato e consegnato al cliente su carta oppure, se quest’ultimo è d’accordo, inviato via email o con altra modalità elettronica. Gli utenti potranno ricercare e visualizzare i documenti commerciali mediante una specifica funzionalità online messa a disposizione all’interno del portale Fatture e Corrispettivi. 

Più tempo per l’invio – La circolare spiega che, come stabilito dal Dl n. 34, gli operatori che non abbiano ancora la disponibilità di un registratore telematico potranno assolvere all’obbligo di trasmissione dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, senza incorrere in sanzioni, fermi restando i termini di liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto. Tale disposizione vale solo per i primi sei mesi dall’entrata in vigore dell’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi, che decorre dal 1° luglio 2019 per i soggetti con volume di affari superiore a 400mila euro e dal 1° gennaio 2020 per gli altri soggetti. Le modalità di trasmissione online dei dati dei corrispettivi giornalieri saranno definite da un prossimo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Roma, 29 giugno 2019

Il Web Assistant human to human

L’idea sviluppata e presentata da Kasanova, è un interessante assistente human to human, per guidare e consigliare il Cliente durante l’acquisto nel loro sito web offrendo sia supporto che una innovativa shopping Experience.

Di cosa si tratta ?

Web Assistant è un personal shopper, ovvero una persona vera, che accompagna il cliente del sito web, nel fare l’acquisto in un negozio reale Kasanova.

L’addetto è fornito di smart glasses, con telecamera incorporata e sistema audio integrato (Epson)

Questo apparato consente al visitatore del sito Web, di vedere il negozio da remoto, attraverso gli occhi del Web Assistant, ovvero della persona che “si muove nel negozio per Lui” e che al contempo interagisce con lui ascoltando le sue richieste vocali, rispondendo alle sue domande, dando consigli, mostrando i prodotti richiesti, fino all’inserimento degli articoli nel carrello per la consegna a domicilio.

Quali sono le differenze con una normale chat?

Ciò che diversifica questo servizio dalle comuni chat è proprio la possibilità di vedere da casa, attraverso il computer, in modalità live, ciò che si sta acquistando.

Di percorrere il punto vendita, di osservare i prodotti in tempo reale.

Inoltre non interagisci con un chatbot ma con una persona.

La telecamera incorporata agli smart glasses ha una qualità delle immagini elevata che offre una interessante esperienza visiva.

Con questo servizio Kasanova prova a portare tutto il negozio in casa del cliente.

Al fondo dell’articolo una presentazione video della soluzione.

Personalmente, durante il test, mi ha solo un po’ angosciato la promozione dedicata ai consumatori più rapidi: chi realizza gli acquisti in 10 minuti usufruirà di uno sconto del 5%, mentre chi sarà talmente veloce da terminarli in 5 disporrà di uno sconto del 10%…

Per ora il servizio è solo da Personal Computers ma presto dovrebbe arrivare la versione smartphone.

Il servizio web assistant è attivo tutta la settimana con i seguenti orari:

  • lunedì, martedì, venerdì e sabato dalle 9.30 alle 19.30
  • mercoledì e giovedì dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 19.30
  • domenica dalle 10.30 alle 19.30.

Se il personale è tutto occupato … dovrai aspettare il tuo turno (come in negozio 😊)

Video esempio Personal Assistant Kasanova

Le differenze inventariali nel Retail

‪Il 20 Giugno 2019 è stato Pubblicato il Report 2019 delle differenze inventariali in Europa redatto da Crime-Tech per Checkpoint.

Le differenze inventariali costano ai retailer europei oltre 49 miliardi di euro all’anno il dato è riferito alle perdite registrate dalle aziende retail in 11 paesi: Belgio (BE), Germania (DE), Finlandia (FI), Francia (FR),Italia (IT), Olanda (NL), Polonia (PL), Russia (RU), Spagna (ES), Svezia (SE) e Regno Unito (UK).

Il report nasce da un approccio metodologico innovativo:

Immagine1.png
approccio metodologico
Immagine2.png
differenze inventariali per settore
Immagine4.png
Retail-Security-in-Europe-2019-Infografiche-IT.jpg

Le differenze inventariali nel #Retail in Italia segnano un 1,5% per ammanchi + 0,6% per spese in sicurezza: totale 2,1% del fatturato

Peggio di tutti la GDO a quota 2,6%

Interessante è analizzare i fattori che “influenzano” le differenze inventariali

Retail-Security-in-Europe-2019-Infografiche-IT 4.jpg

Come pure è interessante il focus delle principali cause e verificarne i loro trend, dove il comportamento “in cassa” del personale è in crescita (sia per annullo parziale e/o totale degli scontrini) che per comportamenti legati alla “tessera fedeltà” (passaggio della propria tessere e/o di quella di amici e/o parenti in caso di mancanza della tessera del cliente)

Retail-Security-in-Europe-2019-Infografiche-IT 2.jpg

I metodi più comuni di taccheggio sono:

• Il grab and run (“Afferra e corri”);

• La rimozione di tag ed etichette antitaccheggio,

• L’uso di booster bag, ovvero borse e borsette schermate che consentono ai prodotti
contrassegnati di non essere rilevati dai sistemi EAS tradizionali;

• Jammers, ovvero tecnologie che, sfruttando frequenze-radio, disturbano i segnali delle
barriere dei sistemi EAS ostacolando il loro funzionamento.

I furti e le frodi commesse dai dipendenti sono la seconda causa di perdite più frequente secondo le aziende del settore retail. Possono assumere varie forme, la più frequente delle quali è il furto/consumo di beni e l’appropriazione indebita di denaro dalla cassa.

Altri schemi più sofisticati di frode interna segnalati come emergenti dalle aziende sono:

• Uso improprio e fraudolento delle carte fedeltà o carte regalo;

• Rimborsi e resi falsi, ad esempio la creazione di un reso di merci fittizio in modo da incassare contanti o differenze di prezzo, a volte eseguito con la collusione di (falsi) clienti;

• Frodi tramite manipolazione dei prezzi, ad esempio con interventi nel sistema IT aziendale che cambino illecitamente i costi delle merci al fine di ottenere sconti per dipendenti o clienti collusi;

Furti ad opera di Fornitori

  • Oltre due terzi dei rivenditori ha riscontrato almeno un caso di furto o frode commesso dai fornitori.
  • In particolare, oltre il 75% delle aziende ha subito dei furti commessi da fornitori di servizi di logistica, pulizia e servizi di sicurezza.
Retail-Security-in-Europe-2019-Infografiche-IT 3.jpg

Per quanto sopra il 77% dei partecipanti effettua l’inventario o semestralmente (40,9%) o annualmente (36,4%).

Infine uno sguardo alle tecnologie messe in campo per contrastare il fenomeno

Immagine 5.png

fonte RSE2019





Corrispettivi elettronici … mancano gli strumenti telematici

A 16 giorni dall’inizio dell’obbligo dell’invio telematico dei corrispettivi la situazione di oggettiva difficoltà, derivante dal fatto che i produttori di registratori e stampanti di cassa omologati non sono in grado di soddisfare, entro il 1° luglio, tutte le domande provenienti da chi è soggetto all’obbligo della trasmissione dei corrispettivi è un dato di fatto.

Dopo l’incontro di lunedì 10 giugno 2019 nella quale alcuni sindacati di categoria e Comufficio hanno richiesto un rinvio della scadenza, l’attività parlamentare si è limitata a proporre una moratoria delle sanzioni di un mese “In sede di conversione in legge del decreto “crescita” (DL 34/2019), con un emendamento è stato proposto di introdurre una moratoria di un mese per la prima trasmissione dei dati dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate, a condizione che ciò non determini conseguenze sulla liquidazione dell’IVA relativa al periodo».

Una moratoria delle sanzioni non sembra una soluzione sufficiente, a meno che, la proroga di sei mesi permetta una modalità “alternativa” di “invio” entro un mese dei corrispettivi …

Attendiamo sviluppi 😊

Ricordo che le sanzioni non sono piccole (art. 2 comma 6 del Dlgs 127/2015 che richiama gli articoli 6 e 12 del Dlgs 471/97) Ovvero «una sanzione pari al 100% dell’imposta corrispondente all’importo non correttamente documentato» e «una sanzione accessoria consistente nella sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero dell’esercizio dell’attività medesima per un periodo da 3 giorni ad un mese qualora siano state contestate nel corso di un quinquennio quattro distinte violazioni».

Quanto sopra ravvisando che se si «continua a documentare le proprie operazioni con i vecchi registratori di cassa” ci sarebbe «un ostacolo all’attività di controllo dell’amministrazione»…

Il prodotto a marchio diventa marca e fa brand

È ormai chiaro che per Mario Gasbarrino il prodotto a marchio è al centro della relazione tra il retail ed i suoi clienti e tenderà a costruire un assortimento attorno ad un pilastro centrale fatto di prodotti selezionati con il marchio del distributore. Prodotti che diventano brand, escono dal punto vendita e costruiscono una relazione continuativa e duratura con il consuAttore …

“La grande fama di #italianità, ci dice che sta rinascendo una nuova opportunità per il Retail, di esportare un modello di #Retail estero, fatto di prodotti #autenticamente #italiani e a prezzi #accessibili” Mario Gasbarrino

Guarda la video intervista molto significativa

www.facebook.com/italianexportforum/videos/389428555003152

CONAD conferma l’acquisizione di gran parte della rete Auchan Retail Italia

Oggi la conferma che Conad (fonti varie tra cui Sole 24 ore), ha chiuso un accordo con Auchan Retail Italia per l’acquisizione della quasi totalità delle attività di Auchan Retail Italia.

Conad 2

Entrerà in Conad una parte importante dei circa 1.600 punti vendita di Auchan Retail Italia: ipermercati, supermercati, negozi di prossimità con i marchi Auchan e Simply, disposti sul territorio italiano in modo complementare alla rete Conad.

Non sono compresi in questo accordo i supermercati gestiti da Auchan Retail in Sicilia e i drugstore Lillapois.

L’accordo prevede anche che i centri commerciali in cui sono situati i punti vendita di Auchan Retail Italia continueranno ad essere gestiti dalla società Ceetrus, che prosegue la propria attività in Italia.
L’acquisizione sarà condotta da Conad con il supporto di WRM Group, società specializzata nel real estate commerciale.

«Siamo soddisfatti di aver acquisito e riportato nelle mani di imprenditori italiani una rete di distribuzione di grande valore, che sta attraversando un periodo di difficoltà ma che ha grandi potenzialità ed è complementare a quella di Conad. Oggi nasce una grande impresa italiana, che porterà valore alle aziende e ai consumatori italiani», ha dichiarato Francesco Pugliese, AD di Conad. fonte Ansa  

Adesso attendiamo le reazioni del mercato e degli alleati di Auchan Italia

Fujitsu EMEIA si riorganizza e lascia l’Italia

Fujitsu registra in EMEIA Markets (Europe,Middle East, India and Africa) un calo di marginalità ed ha messo a punto un piano per allineare il proprio business alle attuali tendenze di mercato che vanno verso i servizi e le soluzioni a valore aggiunto.

Il piano prevede di non avere più una presenza diretta in 19 Paesi (tra cui l’Italia) e tagliare circa 1100 dipendenti, delegando le attività ad organizzazioni indirette.

Questo in sintesi quanto emerge dal documento di Fujitsu inerente una profonda riorganizzazione della sua struttura EMEIA

In Italia significa che sono a rischio circa 190 tecnici e impiegati che lavorano nella progettazione, installazione e manutenzione di prodotti che vanno dai climatizzatori fino ai software e ai sistemi informatici. (Fonte sindacale)

La decisione, anticipata nei mesi scorsi ai rappresentanti del Comitato europeo è confermata nel comunicato ufficiale pubblicato in questi giorni

La presenza diretta di Fujitsu verrà concentrata nei Paesi considerati adatti a supportare la crescita, mentre negli altri avverrà una uscita graduale con passaggio al modello operativo indiretto, basato sulla rivendita di prodotti attraverso partner. ”

È l’ennesima dimostrazione che in assenza di una strategia industriale del sistema Paese – osserva Christian Gambarelli dirigente sindacale – le multinazionali, anche quelle tecnologiche come Fujitsu, scelgono di andarsene perché ritengono che il mercato italiano non sia più affidabile e credibile. È tempo che si costituisca un tavolo generale di crisi per il rilancio degli investimenti e per salvaguardare la presenza delle grandi società e delle professionalità del nostro Paese».

Il processo di riorganizzazione inizierà ad aprile e procederà gradualmente per fasi, con il management impegnato a concordare un piano di uscita al momento tutto da definire.

Lo scorso dicembre, su pressione dei sindacati, si era già svolto un incontro interlocutorio al ministero dello Sviluppo economico: ora è stato proclamato lo stato di agitazione ed è stata chiesta l’immediata attivazione del tavolo di crisi al ministero.

Allineare il business alle attuali tendenze” in sostanza Fujitsu intende trasformarsi in una “services-oriented company” e concentrarsi in particolare sulla crescita del business in questo senso.

A quanto pare non tutte le nazioni europee sono terreno fertile per questa crescita, e Fujitsu resterà solo in Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Russia, Spagna, Svezia, Svizzera.
Non che in queste nazioni andrà tutto comunque bene. Anche qui, secondo diverse fonti, Fujitsu provvederà a contenere i costi riducendo il personale. La divisione Global Service Delivery non sarà coinvolta dalla riorganizzazione ed è attraverso questa che Fujitsu intende seguire i clienti internazionali.
Tra le nazioni “declassate” a non interessanti c’è in primo luogo l’Italia, ma anche Arabia Saudita, Repubblica Ceca, Grecia, Israele, Sudafrica e Turchia. L’azienda sottolinea tra l’altro che nella regione già l’80 percento dei prodotti venduti transita attraverso il canale dei partner.

https://www.fujitsu.com/emeia/about/resources/news/press-releases/2019/emeai-20190304-fujitsu-focuses-on-services-oriented-growth.html