Spreco Alimentare

In Italia, secondo i dati del Politecnico di Milano, ogni anno vengono prodotte circa 5,6 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari; di queste, solo l’8,6% è recuperato attraverso donazioni alle persone bisognose, mentre il resto diventa spreco.

Di queste i consumatori sono responsabili del 43%, la distribuzione del 13%, la ristorazione del 4%, la trasformazione del 3% e il settore primario del 37%.

Molte le cose da fare ad esempio:

• promuovere forme di sostegno a persone indigenti, attraverso il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari (prodotti non più commercializzabili ma ancora commestibili) ad enti assistenziali e caritativi;

• promuovere la riduzione in proporzione dei quantitativi di rifiuti prodotti e, di conseguenza, i relativi costi economici, sociali ed ambientali di smaltimento degli stessi;

• proporre meccanismi premiali (tra cui la riduzione della tariffa comunale sui rifiuti) a favore degli operatori economici che donano le proprie eccedenze, anziché destinarle a rifiuto;

• diffondere la cultura dell’importanza di ridurre lo spreco alimentare;

• comunicare e divulgare i risultati e le best practices che ne deriveranno.

La normativa italiana prevede una semplificazione burocratica per la donazione, fermo quanto già previsto nella legge di stabilità 2016 che ha innalzato da 5.000 a 15.000 Euro il limite di costo per l’esonero della comunicazione preventiva delle cessioni gratuite.

La legge del 2016 in sintesi:

Definizione di “spreco alimentare” e “eccedenza alimentare”:

“spreco alimentare” è l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare ancora consumabili, pertanto destinabili al consumo e che sarebbero destinati a essere smaltiti come rifiuti;

“eccedenze alimentari” sono i prodotti alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza, rimangono invenduti per varie cause (motivi commerciali/estetici, prodotti aventi scadenza ravvicinata, etc).

Cosa si prevede:

Al fine di ridurre lo spreco alimentare, la legge distingue il termine minimo di conservazione – inteso come la data fino alla quale un prodotto conserva le sue proprietà specifiche – dalla data di scadenza – oltre la quale gli alimenti sono considerati a rischio.

Fatta questa distinzione la cessione gratuita di eccedenze alimentari viene consentita anche oltre il temine minimo di conservazione, purché siano garantite l’integrità dell’imballaggio ed idonee condizioni di conservazione.

Deve essere infatti assicurato – sia da coloro che donano il prodotto, sia dalle organizzazioni che lo distribuiscono, per quanto di rispettiva competenza – un corretto stato di conservazione, trasporto, deposito ed utilizzo.

È consentita la raccolta dei prodotti agricoli che rimangono in campo e la loro cessione a titolo gratuito; e per ridurre gli sprechi alimentari nel settore della ristorazione, è permesso ai clienti l’asporto dei propri avanzi con la ‘family bag’.

Le cessioni gratuite di eccedenze alimentari da parte degli operatori del settore alimentare devono essere destinate in via prioritaria al consumo degli indigenti, mentre le eccedenze non più idonee al consumo possono essere cedute per il sostegno vitale di animali e per altre destinazioni, come il compostaggio.

La cessione riguarda anche la panificazione, i cui prodotti finiti possono essere donati a soggetti che poi li distribuiscono agli indigenti entro le ventiquattro ore successive alla produzione.

La legge prevede anche che il Ministero della Salute potrà emanare linee guida per gli enti gestori di mense scolastiche, aziendali, ospedaliere, sociali e di comunità, al fine di prevenire e, comunque, ridurre lo spreco connesso alla somministrazione degli alimenti.

Sono infine previsti benefici fiscali per chi cede a titolo gratuito prodotti alimentari ad indigenti. Infatti per incentivare chi dona agli indigenti i Comuni  possono  applicare una riduzione della TARI proporzionata alla quantità, debitamente certificata, dei beni e dei prodotti ritirati dalla vendita ed oggetto della donazione

Altri ordinamenti hanno invece previsto obblighi e sanzioni contro i soggetti che non cedono gratuitamente le eccedenze alimentari agli indigenti; ad esempio la Francia prevede – oltre a specifici obblighi di cedere gratuitamente le eccedenze alimentari – gravi sanzioni, quali la reclusione fino ad anni due e multe fino a 75.000 € a seconda della superficie di vendita.

Per una lettura del testo di legge: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2

Migliorare si può, dobbiamo partire da ognuno di noi e dai nostri comportamenti e la distribuzione può fare molto per sensibilizzare e ridurre lo spreco alimentare e sono certo che i consumatori sapranno avere una maggiore attenzione verso le organizzazioni che mostreranno maggiore impegno sociale … e non auspico dover arrivare a comportamenti legislativi “forti” come in Francia.

Il Viaggiator Goloso festeggia ..

Il Viaggiator Goloso è la linea top di gamma di UNES, pensata per offrire, anche ai palati più esigenti, le migliori specialità grazie ad un’attenta selezione e ad una continua ricerca dei prodotti più genuini e golosi.

Da linea premium a vero e proprio Brand con negozi specifici e presenza in Amazon Prime

Il Viaggiator Goloso colleziona riscontri positivi dai consumatori, commenti positivi dagli addetti ai lavori e successi commerciali dal mercato

Scrive oggi Mario Gasbarrino Presidente e Amministratore delegato (CEO) presso u2 e unes supermercati “Mai così in alto!

La settimana scorsa #ilviaggiatorgoloso ha festeggiato i suoi primi 100 milioni di euro! Abbiamo superato anche il fatturato dell intero anno 2017! Un successo incredibile ed inimmaginabile fino a qualche tempo fa , che dimostra che , anche in tempi di profondi cambiamenti come quelli attuali , un altra strada è sempre possibile : basta volerlo e basta crederci !!!”

Non servono altri commenti solo due parole Complimenti Mario !!

(Fonti sito Unes e Mario Gasbarrino)

Chiusura domenicale .. ??

La proposta di chiudere gli esercizi commerciali la domenica ed i giorni festivi, fa discutere e sebbene è probabile che tale proposta cambi ancora parecchio prima dell’approvazione, una prima opinione mi sento di esprimerla.

Oggi si va verso un mercato multi canale, dove accesso semplicità ed opportunità favoriscono i consumi e li condizionano. Inoltre, con l’avvento dei social e del mercato digitale, il consumatore ha un ruolo sempre più “protagonista” che condiziona il mercato, con opinioni e comportamenti.

La chiusura festiva va esattamente in direzione opposta, tenuto conto dei 12 milioni di consumatori che scelgono la domenica e le feste per effettuare la spesa (19 milioni secondo altri) e del “non orario” del mercato digitale.

In merito ai consumi è evidente che, per tutti i generi non indispensabili, la passeggiata domenicale in una via commerciale o al centro commerciale favorisce consumi ed acquisti emotivi e d’impulso, che altrimenti non ci sarebbero. Consumi che coinvolgono anche pubblici esercizi, ristorazione e addetti agli spettacoli ..

Non si fa fatica ad immaginare, da un lato la perdita di fatturato e dall’altra la perdita di posti di lavoro .. in questo caso la ricaduta sulla famiglia non è certo positiva.

La scelta di quando e come aprire spetta solo agli operatori economici, ai negozianti, tenuto conto della loro ubicazione e della loro clientela. Forse qui ci vorrebbe un po’ più di coraggio e studio dei propri clienti per adeguarsi meglio alla domanda e non solo scimmiottare cosa fa un concorrente.

Quello che un governo potrebbe e dovrebbe fare, è un azione che GARANTISCA ai lavoratori coinvolti quanto già previsto dalle norme europee e nazionali in merito a riposo e retribuzione.

Il non rispetto delle regole crea concorrenza sleale e sfruttamento intollerabile. Il commercio lo si difende con il rispetto delle regole non privandolo delle libertà.

Se poi vogliamo proteggere la piccola distribuzione si potrebbe dare incentivi, attraverso uno sgravio fiscale, per le aziende più piccole che effettuano orari nelle festività, e che garantiscono presidio e servizio sul territorio (non sarebbero coinvolti i centri commerciali e la grande distribuzione)

Trovo poi improponibile, pensare di regolamentare le aperture a rotazione, essendo scomodo per il consumatore e pessimo sul piano della concorrenza.

Infine le eccezioni “turistiche” .., l’Italia è un paese TUTTO turistico sarebbe come dire che tutto il paese è un eccezione .. a questo punto non ci sarebbe regola

Spero che tutti i soggetti coinvolti riflettano e si confrontino per evitare un passo indietro pericoloso, … intanto riflettiamo a luglio il dato tendenziale di crescita del commercio elettronico era + 13,6 !! Riferimenti

Vendite al dettaglio Luglio 2018

Visto il gran parlare di commercio e chiusure domenicali, vorrei partire da un dato di fatto, le vendite a luglio 2018.

Si stima che le vendite al dettagli

o diminuiscano, rispetto al mese precedente, dello 0,1% in valore e dello 0,2% in volume.

La lieve flessione complessiva è dovuta al calo delle vendite dei beni non alimentari (rispettivamente -0,3% in valore e -0,4% in volume), mentre sono in leggera crescita quelle di beni alimentari (+0,2% in valore e +0,1% in volume).

Nel trimestre maggio-luglio 2018, rispetto al trimestre precedente, le vendite al dettaglio sono aumentate in valore (+0,5%) mentre restano stazionarie in volume. Le vendite di beni alimentari sono in crescita in valore (+0,6%) e in leggera flessione in volume (-0,1%); quelle di beni non alimentari sono in aumento sia in valore sia in volume (+0,2%).

Su base annua, le vendite al dettaglio diminuiscono dello 0,6% in valore e dell’1,8% in volume. Le vendite di beni non alimentari registrano un calo dell’1,0% in valore e dell’1,5% in volume, mentre quelle dei beni alimentari sono in aumento in valore dello 0,2% e diminuiscono in volume del 2,1%. La contenuta crescita tendenziale del valore delle vendite del settore alimentare è pertanto dovuta esclusivamente all’aumento dei prezzi.

Sempre a livello tendenziale, il valore delle vendite al dettaglio registra un lieve calo per la grande distribuzione (-0,1%) e una diminuzione più consistente per le imprese operanti su piccole superfici (‑1,5%). In sostenuta crescita, invece, il commercio elettronico (+13,6%).

Quanto sopra fonte ISTAT 

Riflessione, i volumi del commercio digitale in Italia non sono ancora significativi, ma con crescite del 13,6% alla volta saranno presto un problema diffuso

Secondo negozio Amazon Go a Seattle e già si parla dei prossimi due ..

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Da lunedì siamo a due Amazon Go !!!

Cosa sono gli Store AMAZON GO ?

Gli Store Amazon Go permettono a qualsiasi persona con un account Amazon, l’app Amazon Go e la volontà di rinunciare ad un po’ della propria privacy, di entrare nel negozio (facendo il check in con l’app come lo farebbe in un aeroporto con il biglietto aereo), ed afferrare tutto ciò che si vuole, uscendo, senza passare attraverso una postazione di pagamento ed avendo automaticamente tutto quello che si “prende”, addebitato automaticamente sull’APP (e relativo conto associato).

Il Check in è facile devi avere l’app Amazon Go e lo smartphone carico, entri e mostri il tuo QR univoco collegato al tuo account Amazon, collegato alla tua carta di credito, al lettore posizionato a fianco del cancelletto d’entrata, che una volta che ti ha riconosciuto ti apre e ti fa entrare (da quel momento le telecamere non ti perderanno più di vista fino all’uscita).

Il secondo punto vendita è un po’ più piccolo del primo e non offre Alcolici (birra e vini) che richiedono personale per il controllo dell’età dell’acquirente (presenti nel primo anche con una buona ambientazione).

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Anche l’orario nel secondo punto vendita è più contenuto (siamo in un quartiere d’affari) ed il punto vendita è chiuso il sabato e la domenica.

La tecnologia utilizzata è chiamata “Just Walk Out Shopping” è riferibile a diversi brevetti depositati negli Stati Uniti da Amazon ed ha richiesto 5 anni di studi e forti investimenti, poi un anno di Test con solo dipendenti Amazon come Clienti (il test è servito, come confermato dall’azienda, a mettere a punto gli algoritmi di intelligenza artificiale che valutano e controllano il comportamento, sopratutto in presenza di più persone davanti allo stesso scaffale ed impegnate a fare acquisti, visionare i prodotti, leggere i dati delle etichette, prendere e posare articoli, magari collocandoli non nello stesso posto da dove sono stati presi, ecc. …) poi dal 22 Gennaio 2018 si è partiti con il primo punto vendita

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Come funziona ?

L’esperienza di shopping è resa possibile dagli stessi tipi di tecnologie utilizzate nelle auto a guida autonoma: visione artificiale con telecamere (centinaia) e sensori (anche per il peso) e apprendimento dei comportamenti attraverso intelligenza artificiale.

La tecnologia Just Walk Out rileva automaticamente quando i prodotti vengono prelevati o restituiti agli scaffali e ne tiene traccia in un carrello virtuale, associato ad ogni ID Cliente. 

Quando il cliente ha finito lo shopping, può lasciare il negozio. Poco dopo, gli viene  inviata una ricevuta e si procederà ad addebitare l’importo speso sul suo account Amazon.

10px-spacerCosa posso acquistare in Amazon Go?

Amazon Go offre piatti pronti per colazione, per il pranzo o per la cena e spuntini preparati dai loro chef e da cucine e panetterie locali selezionate e certificate.

Inoltre è presente una selezione di generi alimentari, dalle farine come pane al latte ai formaggi artigianali e ai cioccolatini di produzione locale. 

Per una cena veloce fatta in casa, ci sono i kit pasto Amazon creati dallo chef, con tutti gli ingredienti necessari per preparare un pasto per due in circa 30 minuti.

10px-spacerPer scoprire che cosa vende un negozio specifico, basta toccare la scheda del negozio presente nella app Amazon Go e sfogliarla …

Interessanti anche le applicazioni che Amazon sta predisponendo a corredo dei punti vendita ..

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I prossimi negozi di Amazon Go ???

I prossimi sono in arrivo a San Francisco e Chicago .. secondo quanto dichiarato dal gruppo.

E i concorrenti ?

C’è molto fermento in merito alle tecnologie utilizzate da Amazon GO.

Start up (anche in Italia) e Retailer si stanno muovendo da tempo, ma la risposta più importante (per capacità finanziaria e dimensioni aziendali) viene dall’accordo siglato a Luglio 2018 tra Microsoft e Walmart, visto da molti come un accordo per aggredire Amazon nel E-Commerce ma che in realtà porta chiaramente al suo interno, un impegno congiunto per le nuove tecnologie e non a caso, solo il mese precedente, secondo quanto riferito dall’agenzia Reuters, Microsoft avrebbe messo a punto un sistema in grado di eliminare cassieri e casse dai negozi.

L’obiettivo di Microsoft (a detta loro) è proprio quello di aiutare i retailer a tenere il passo con Amazon Go, il “negozio” automatizzato a firma del gigante dell’e-commerce.

 

Allego due filmati uno inerente la presentazione di Amazon GO e l’altro (se vi fa piacere seguirlo, parla di un TEST fatto da Linus Sebastian per “trovare” buchi nel sistema infromatico … (in questo caso la gestione del reso)

Sotto il video dek blogger Linus Sebastian, video in cui testimonia di aver ‘rubato‘ degli assorbenti nel Amazon Go di Seattle.

Linus, come detto nella premessa, dimostra come, stornando la confezione di assorbenti dall’app, non esista poi un modo per restituire il prodotto acquistato, nonostante il rimborso arrivi puntuale.

Grazie e attendo vostri commenti

 

 

Check out più veloce con il DIGIMARC BARCODE.

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Digimark è un azienda americana nata nel 1995, specializzata nella creazione di tecnologie di digital watermarking.

Cos’è il digital  Watermark?

Il watermark è una sorta di firma, visibile solo in certe condizioni, che si applica ad un oggetto o a un’opera per tutelarne l’autenticità.

Un esempio semplice sono i watermark presenti sulle banconote, che sono visibili solo in controluce o con specifici strumenti.

Il digital watermaking applica lo stesso principio al segnale digitale prodotto da un audio, ad un’immagine, ad un video, all’interno del quale viene integrato un indicatore nascosto, in cui possono essere inserite una serie di informazioni.

Cos’è il Digimarc Barcode ?

Il Digimarc barcode è un evoluzione del Barcode che utilizza la tecnologia del digital watermaking per creare un codice a barre praticamente invisibile, inserito nelle etichette dei prodotti, per tutta la superficie del prodotto stesso, ed in grado di comunicare dati a un lettore di codici barre (ad esempio un lettore di una cassa per il chackout)

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Il Digimarc barcode può essere integrato su qualsiasi superficie stampata.

In un mercato in cui il tempo alle casse è diventato elemento fondamentale (nei prossimi giorni pubblicherò l’ultimo studio fatto in proposito) e la concorrenza in questo campo si sta facendo complessa (self checkout, self scanning, code in cassa prioritarie, Identificazione automatica dei prodotti, ecc.) le soluzioni per velocizzare i processi di check out risultano particolarmente interessanti.

Nelle presentazioni fatte (ad esempio NRF 2018) e nei video, (qui ne potete trovare uno) Digimarc parla di velocizzare del 50% i tempi di “lettura” in cassa, con casse tradizionali.

Ecco una dimostrazione in video:

Come già scritto, la velocità di scansione consentita dal Digimarc barcode, deriva dal fatto che l’intero packaging del prodotto presenta codici a barre nascosti all’interno dell’immagine in modo impercettibile.

Ma questo non è l’unico aspetto di convenienza del suo utilizzo: ciò che offre questa nuova tecnologia, è la possibilità di ottenere un maggior engagement del cliente in negozio.

Dal momento che nel  barcode possono essere inserite molte informazioni, se leggerlo e decifrarle diventa facile e alla portata di tutti, ecco che si apre un canale di comunicazione inedito con il cliente.

Fare uno scan del prodotto, nel momento in cui tutto il packaging è reattivo, diventa davvero molto semplice, anche se il prodotto non è a portata di mano (ad es: posso leggere la data di scadenza dei prodotti in fila sullo scaffale, senza doverli estrarre uno a uno).

Come si può usare il digimarc barcode sui packaging ?

Semplice.

Dalla collaborazione tra Digimarc e Adobe (Adobe Creative Suite), è nato un plugin che rende possibile integrare automaticamente il Digimarc barcode in un’immagine o una fotografia.

Il codice può essere integrato direttamente nel design del packaging e andare in stampa senza passaggi in più rispetto a quelli già in uso in qualsiasi azienda.

Digimarc Barcode reinventa la rappresentazione dei dati dietro codici a barre comuni, tra cui: EAN-8, UPC-A, UPC-E, EAN-13; e ITF-14 DataBar e DataMatrix beneficiano del codice a barre Digimarc con identificatori standard del settore. Supportano GS1 Global Trade Item Number (GTIN) e identificatori di applicazioni specifiche

Analogamente ai codici QR, i codici a barre di Digimarc possono collegarsi alle pagine Web quando vengono letti.

Altri possibili utilizzi ?

Gestione dei freschi

  • Riduci le differenze e facilita il pagamento: Digimarc ha realizzato un suo codice a barre Digimarc per etichette termiche in collaborazione con i maggiori produttori. In questo modo le etichette termiche possono contenere molte più informazioni (data scadenza, tracciabilità, ecc.)
  • Dynamic Pricing for Fresh Food con Aila: Aila Technologies, utilizzando l’SDK Digimarc Mobile, ha realizzato un Kiosk interattivo basato su dispositivo Apple iOS e una Mobile Imager portatile per la scansione di etichette alimentari deperibili. Anche qui permette molteplici applicazioni.
  • Scansione più rapida e più accurata con Mobile Checkout di FutureProof Retail: FutureProof Retail ha integrato l’SDK di Digimarc Mobile nella loro app in modo che gli acquirenti possano facilmente scansionare la confezione del prodotto per i contenuti del marchio, scansionare e pagare nell’app, saltando il checkout tradizionale.

Barriera cassa

  • Easy Checkout per clienti e cassieri: ci sono già esempi di confezioni di prodotti Digimarc con codici a barre migliorati realizzati da Sun-Maid (produttore), Wegmans (Supermarket) e New Seasons (Market).

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  • Efficienza del negozio con soluzioni scanner predisposte: i principali produttori di apparecchiature scanner da banco e palmari, si sono già adeguati tra cui:
    • Datalogic: Datalogic ha una varietà di scanner fissi per la vendita al dettaglio, di palmari mobile che includono la tecnologia Digimarc. Anche i nuovi Joya Touch dispongono di lettura Digimarc.
    • NCR : Le nuove soluzioni NCR supportano 1D, 2D, codici a barre mobili e Digimarc Barcode anche nel postazioni NCR FastLane SelfServ ™ Checkout.
    • Honeywell : i suoi ultimi scanner palmari Xenon ™ 1902 includono funzionalità di scansione dei codici a barre Digimarc per aiutare i retailer a migliorare la sicurezza del cassiere e i tempi di check-out.
    • Zebra : Zebra offre soluzioni completamente integrate, inclusi dispositivi da banco e palmari abilitati per Digimarc, che riducono significativamente il tempo di check-out aumentando il numero medio di elementi scansionati al minuto.

Coinvolgimento dei Clienti

  • Coinvolgere digitalmente i clienti con i display in-store: WestRock ha presentato un display in-store con esempi di packaging per farmaci antiallergici con etichetta privata e serializzati con Digimarc Barcode.
  • con la semplicità di lettura dei dati (presenti in tutto il prodotto) si potranno creare infinite soluzioni di “realtà aumentata” per fornire accesso a informazioni di consumo, tracciabilità, produzione, ecc. dei prodotti.

Innovazione

  • Scansione di inventario: il robot Bossa Nova (presentato da Intel a NRF 2018) dimostrava la sua capacità di monitorare automaticamente e con precisione l’inventario su scaffale passando tra le corsie e utilizzando Digimarc Barcode.
  • Anche la logistica potrebbe sfruttare sul cartone ondulato le potenzialità di questa tecnologia.

Ora non resta che “valutarne” l’impatto economico sui processi …

LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN APPLICATA NELLA GDO – la sfida di Carrefour

Si parla sempre più spesso di come la tecnologia blockchain (quella dei Bitcoin) cambierà il Retail e molti sono coloro che stanno investendo in questa direzione.

Carrefour per prima ne ha fatto una scelta strategica e strumento essenziale della “sua” sfida alla leadership nel retail.

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A cominciare da Carrefour France, che ad esempio, dopo aver applicato la tecnologia blockchain al pollo FCQ Auvergne, nel mese di marzo 2018 ha riproposto la stessa soluzione su una nuova linea di prodotti agro-alimentari: i pomodori oblunghi della “Quality Line Carrefour” (giugno 2018).

Per Carrefour l’obiettivo è “garantire una maggiore trasparenza ed enfatizzare il concetto di tracciabilità del prodotto” ed aiutare il brand a diventare un leader nella gdo entro il 2022. 

Carrefour France ha cominciato a collaborare con la cooperativa Rougeline già nel 2015, al fine di aiutare un’agricoltura locale, che fosse innovativa e sostenibile.

Questa collaborazione si basa su di una serie di standard specifici che prevedono pratiche agricole meno dannose per l’ambiente (non vengono utilizzati per la coltura erbicidi) e che consentono a nove produttori di Marmande e Roussillon di vendere una varietà di pomodoro dal caratteristico sapore, ricco di proprietà antiossidanti e dall’elevata versatilità di preparazione e consumo: il Couralina oblungo.

La tecnologia blockchain a vantaggio dei consumatori e dei produttori

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La tecnologia blockchain nel progetto Carrefour, come per i polli, fornisce per questi pomodori di fatto una tracciabilità completa e garantita, che va dal momento in cui vengono coltivati fino a quando vengono collocati sugli scaffali dei supermercati.

Per il consumatore, l’etichetta del prodotto presenta un codice QR, che tutti possono scansionare tramite il proprio smartphone per accedere a tutte le informazioni messe a disposizione.

Nelle foto l’esempio dei Polli

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Per il pomodoro potremo sapere dove è stato coltivato, il nome del produttore, il metodo di coltivazione utilizzato, la data in cui è stato piantato, ecc..

La tecnologia blockchain di Carrefour una sfida a medio periodo 

La tecnologia Carrefour si sostanzia in un database digitale sicuro (per questo si è scelto la blockchain), che non può essere manomesso per falsificarne i dati.

Tutte le informazioni inviate dai propri utenti/collaboratori  (produttori, trasformatori e distributori) vengono immagazzinate da Carrefour per essere poi fruibili dai consumatori-clienti attraverso il servizio richiamabile con il QR Code.

(l’esempio il foto riguarda la tracciabilità del pollo)

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E in Italia ?

Anche in Italia Carrefour sarà il primo gruppo della GDO ad applicare la tecnologia blockchain alla tracciabilità dei beni alimentari.

Come in Francia si parte con la tracciabilità digitale dell’intera filiera del pollo allevato all’aperto e senza antibiotici, in maniera trasparente e consultabile anche dal consumatore finale, secondo Carrefour questa soluzione sarà pienamente operativa a partire da settembre 2018 e riguarderà 29 allevamenti, due mangimifici e un macello.

Carrefour Italia ha anche annunciato che la prossima filiera ad essere tracciata in Italia con la tecnologia blockchain sarà quella degli agrumi a marchio proprio (sempre a marchio filiera garantita).

Una nuova tecnologia per informare i consumatori

Stéphane Coum, direttore Operation Carrefour Italia, ha recentemente dichiarato “La tecnologia blockchain è uno strumento fondamentale, poiché rappresenta un patto di fiducia tra Carrefour Italia e il cliente finale, che potrà verificare direttamente e in tempo reale le informazioni legate alla filiera del prodotto, dall’origine fino al punto vendita.”

Filiere Qualità di Carrefour e la sfida di Carrefour

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L’utilizzo della blockchain è parte della strategia avviata nel 1992 in Francia e nel 2001 in Italia, che ha introdotto il nuovo marchio Carrefour ‘Filiere Qualità’.

E’, nelle strategie del gruppo, uno degli strumenti che il Gruppo sta sviluppando per raggiungere l’obiettivo di lungo periodo, inserito nel piano strategico Carrefour 2022, di diventare leader mondiale nella transizione alimentare.

 

La sfida è lanciata e la tecnologia sarà un fattore fondamentale ..

Dal 20 Luglio preleva contanti dal tabaccaio

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Il mercato del denaro e dei servizi collegati è fortemente rivoluzionato dalle tecnologie e gli scenari sono in continua evoluzione.

Dal 20 luglio, ad esempio, sarà possibile prelevare contanti direttamente dal tabaccaio vicino casa.

Tutti i clienti di Intesa San Paolo in possesso di carte di debito del circuito Maestro, MasterCard, Visa o Visa Electron, potranno prelevare denaro contante, fino a 150 euro giornalieri, presso le tabaccherie convenzionate Banca5, la cosiddetta “banca dei tabaccai” acquistata integralmente dal Gruppo Intesa San Paolo alla fine del 2016.

Questo permetterà di prelevare denaro contante in oltre 15mila punti convenzionati, secondo gli orari dei tabaccai.

Considerando i tagli degli sportelli bancari che stanno avvenendo questa soluzione offrirà una maggiore disponibilità di contanti per molti cittadini.

COME FUNZIONA – Per effettuare il prelievo, oltre all’abituale utilizzo della carta di debito e del pin, all’intestatario della carta sarà richiesto di esibire la tessera sanitaria nazionale per consentire la lettura elettronica del codice fiscale.

Le operazioni di prelievo saranno gratuite fino al 31 dicembre 2019.

A partire dal 2020, secondo quanto previsto da Banca5 potrà essere applicata una commissione fino ad un massimo di 2 euro.

La strategia dei tabaccai è quella di fornire una rete territoriale che permetta di offrire servizi semplici ma importanti per le necessità quotidiane anche in comuni spesso piccoli e meno serviti creando opportunità e traffico in questi esercizi.

Per il sistema Banca significa sopperire con queste reti fisiche alla chiusura di molte filiali, garantendo comunque un luogo dove effettuare prelievi di contanti in un numero importante di esercizi aperti in orari prolungati e, soprattutto, capillarmente presenti su tutto il territorio nazionale.

Non è da escludere che presto vedremo altri servizi passare per questa rete.

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Facile per i clienti interessati, collegarsi al sito Banca5 – trovami e trovare il negozio più vicino che offre il servizio.

 

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Carrefour e Tesco: nuova alleanza strategica per acquistare prodotti a marchio.

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La notizia è di quelle destinate a cambiare gli scenari prossimi venturi nel retail.

Carrefour e Tesco terzo e quinto player mondiale 2016  (fonte area studi mediobanca) hanno annunciato un accordo di collaborazione che “permetta ai due gruppi di migliorare l’assortimento e la qualità dei prodotti a marchio rivendendoli ad un prezzo ancora più basso, a beneficio dei clienti, implementando così la competitività delle due insegne”.

L’accordo entrerà in vigore nei prossimi mesi e dovrebbe permettere ai due retailer una maggiore collaborazione con i fornitori, uno scambio di sinergie e soprattutto l’essere maggiormente competitivi nei prezzi dei prodotti a marchio al fine di contrastare LIDL e ALDI sul fronte discount ed Amazon che dopo l’acquisizione di Whole Foods aggredisce anche in comparto supermercati.

Per Carrefour si tratta della terza importante partnership in sei mesi, dopo quelle con il gigante cinese Tencent e con Google che supporterà Carrefour nella transizione digitale (vedi mark up)

Fin dalla mattinata molti quotidiani e giornali economici hanno riportato la notizia ad esempio La repubblica , Mark UpThe Guardian.

Non è mancato su twitter un video commento a caldo di Giorgio Santambrogio Amministratore Delegato Gruppo VéGé e Presidente ADM, che ha immediatamente aperto un dibattito.

 

Retailer Web o tradizionale ?

Oggi il retailer classico ha paura dell’online ed in parte ha ragione.

Chi opera sul Web ha capacità di relazione, di segmentazione, di analisi dei comportamenti di acquisto, superiore ai retailer tradizionali.

Anche a livello di shopping Experience il web è spesso più attento, ma siamo animali sociali e apprezziamo l’interazione, ci piace toccare le cose, guardarle e provarle .. per molte categorie di prodotti lo shopping fisico resterà la soluzione migliore .. ma dovrete stupire i clienti e conoscerli meglio .. affiancarli in tutta la loro vita, non solo nel momento d’acquisto nel punto vendita .. come fa chi opera sul web.

Buon lavoro ..